Salvatore Baiardo, il gelataio piemontese di origine palermitana che ha curato la latitanza dei boss Graviano (per cui è stato condannato per favoreggiamento) e che negli anni ’90 ha reso senza riscontri dichiarazioni a Firenze, è tornato a parlare in televisione come fece pochi mesi fa nel novembre del 2022 da Massimo Giletti. “Le profezie vorrei farle giocando al superenalotto – esordisce Baiardo -, queste non sono profezie ma cose delicate e serie. Sono un giocatore di poker ma non sempre si può giocare nella vita”.

“I giornalisti dicono che correva voce che il boss fosse malato e allora perché nessuno lo ha mai detto e non lo hanno mai scritto? Non posso dire quale fonte me lo ha detto. I fratelli Graviano sono stati arrestati da 30 anni, bisogna sempre pensare che questi ‘ragazzi’ erano giovani e hanno fatto delle fesserie”, e prosegue: “Il passaggio di mano dell’agenda rossa l’ho visto nel ’92-93. Ho visto dei fogli che la riproducevano. Io dico che Graviano non era lì come dicono i pentiti a proposito dell’omicidio di Borsellino. Graviano ha 12 ergastoli, non devo difenderlo per fargliene togliere uno”. Poi si rivolge a Giletti: “Lei sta rischiando parecchio, a 360 gradi, fa del buon giornalismo ma sta rischiando, e non solo a livello di mafia“.

Baiardo sostiene quindi che non sarebbero i Graviano i mandanti della rivelazione fatta a Giletti: “Riina, Provenzano, Messina Denaro, dove sono stati arrestati? In Sicilia tutti e tre. I fratelli Graviano invece a Milano. Questo vuol dire che si stanno facendo un’altra vita. Nel ’92 si sono trasferiti sul Lago d’Orta, se volevano continuare a delinquere sarebbero rimasti in Sicilia. Come fanno a volerle dire questa cosa se vogliono tirarsi via da un certo ambiente? Non ci sono solo i Graviano. Io parlo per altri, persone in ambito palermitano, non per bocca loro”.

Nell’intervista riemersa con la cattura di Matteo Messina Denaro Baiardo parlava di trattative e di ergastolo ostativo e Giletti riparte dalle parole pronunciate da Baiardo in quell’occasione: “Ci si aspettava che la Consulta allentasse il carcere duro, il governo Meloni invece interviene a gamba dura, il regalino per chi era?”, incalza il conduttore. Baiardo non si scompone e Giletti continua: “La profezia ha troppe precisioni per essere solo una profezia”.

Anche in occasione dell’arresto di Totò Riina nell’agosto del ’92 il generale dei carabinieri Delfino parlò di un ‘regalino’ all’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, e a novembre Baiardo usò lo stesso termine: “Non dovevo parlare così sarebbe stata una cattura normale? Messina Denaro non ha molto ancora da vivere, altrimenti non sarebbe successo quello che è successo”. Da quel momento l’ex braccio destro dei Graviano diventa incerto, anche davanti a Martelli, e non aggiunge molto altro.

Poco prima sulla stessa rete l’ex procuratore generale di Palermo ed oggi senatore M5s Roberto Scarpinato ha gettato pesanti ombre sulla polizia, sostenendo che senza una copertura delle forze dell’ordine nessuno riuscirebbe a restare latitante per trent’anni: “Messina Denaro non è più Diabolik come l’avevamo battezzato, cioè un capomafia estremamente raffinato che riusciva a sfuggire a tutte le indagini. Ha iniziato a commettere una serie di errori da dilettante: usare il telefonino, chattare. Perché evidentemente aveva deciso di lasciarsi prendere”.

Redazione