Che succede in Italyland? C’è un pezzo di Stato che rema contro le riforme e contro il governo. Chi l’ha detto? L’ha detto, e poi anche smentito perché è stata una gaffe politica, l’avvocato Conte che comanda in Italyland e che, dopo aver promosso e consentito la diffusione a tappeto di cimici Trojan fra i suoi sudditi affinché non si facessero venire delle idee (rischi per ora scongiurato) ha assunto quel tono fra il misterioso e il minaccioso che diffondevano i manifesti mussoliniani durante la guerra: “Attento: il nemico ti ascolta”. Si vedeva un enorme padiglione auricolare, per cui il popolo aveva tradotto quello slogan in “Orecchioni nemici ti ascoltano”. Il governo eccezionale di Italyland, i cui confini coincidono quasi perfettamente con quelli della superata Repubblica italiana, è ora convinto che agenti nemici si siano insediati nella pubblica amministrazione con remi componibili grazie ai quali, specialmente di notte, invertono il corso della corrente del Tevere e della storia.

Ora, la Storia non si ripete in realtà mai, tuttavia contiene richiami evocativi. Lasciando stare gente poco raccomandabile come Stalin o Hitler, che avevano una reattiva sensibilità verso chi fosse sospettato di remare contro, ci chiediamo se e in quale altra democrazia abbiamo già sentito qualcosa di simile. E allora ecco che la memoria ci soccorre e – yes! – siete abbastanza grandi da ricordare il Maccartismo in America? In breve: il senatore Joseph McCarthy, che si era spacciato per eroe di guerra senza esserlo, un po’ come altri spacciano come titolo accademico i corsi d’inglese frequentati in una università americana, si trovò per caso a un tè delle cinque di eleganti signore repubblicane, dove apprese – o così si sussurrava – che nella pubblica amministrazione del Dipartimento di Stato si annidassero dei rematori comunisti. Quanti? E chi lo sa? Il senatore decise di stanarli e contarli. Essere comunisti negli Stati Uniti a quell’epoca – correva l’anno 1950 – non era una questione di opinione, ma di tradimento e probabile spionaggio a favore dell’Unione Sovietica.

Il leader comunista Mao Zedong aveva appena conquistato la Cina dopo la sua Lunga Marcia e la Guerra Fredda era già caldissima. Insomma, il senatore McCarthy ci volle vedere chiaro e installò, consenziente il Congresso, una Commissione d’inchiesta presto malfamata per passare al setaccio con interrogatori pubblici tutti coloro che covassero sentimenti antiamericani, che nella sua mente non potevano che essere comunisti. Non che i comunisti in America mancassero. Il piccolo ma super-stalinista Pc-Usa aveva arruolato davvero molti scrittori, sceneggiatori e cineasti e finché era attiva l’alleanza fra Stalin e Hitler dal settembre 1939 al giugno del 1941 quel piccolo partito si era mobilitato sul fronte del porto per impedire la partenza dei convogli che spedivano armi alla Gran Bretagna e poi, col capovolgimento di fronte causato dall’invasione hitleriana dell’Urss, aveva al contrario chiesto che si aprisse un secondo fronte.

Dunque, c’era un certo vivace marciume da quelle parti, ma malgrado la situazione reale, il senatore McCarthy si coprì di ridicolo e di vergogna (fu costretto a chiudere i battenti) perché perseguitò, ridusse sul lastrico e persino al suicidio centinaia di persone che lavoravano ad Hollywood. E naturalmente scatenò l’inquisizione nella pubblica amministrazione creando un clima di sospetto e delazione grottesco, per le sue accuse vaghe che screditarono gli Stati Uniti. Ma fu per quella campagna assolutamente priva di risultati e di decoro che il drammaturgo Arthur Miller mise in scena la sua caccia alle Streghe, mentre era sposato con la donna più sexy d’America, la stessa Marilyn Monroe che poi diventerà l’amante del presidente John Fitzgerald Kennedy, ma quella è un’altra storia. La storia che invece ci riguarda è quella del clima politico, o per meglio dire del decoro repubblicano che sembra del tutto saltato. Naturalmente Conte non è il primo né il secondo che tira fuori l’espressione dei rematori contrari, nascosti nelle tenebre della pubblica amministrazione.

Il fatto è che il Presidente del Consiglio (malgrado l’effetto traino di una diretta televisiva continua che da tre mesi a questa parte non conosce sosta né decenza) dimentica che lui e il suo governo sono totalmente privi di legittimazione democratica. Non di legittimità, Dio guardi. Ma di legittimazione. Ovvero: chi era costui e perché sta lì? È l’unico Primo ministro in tutta la secolare storia delle democrazie che non soltanto è arrivato al suo incarico da perfetto sconosciuto, mai eletto da nessuno e approfittando di circostanze pazzesche e irripetibili, ma ha presieduto e presiede due governi successivi, uno di estrema destra e uno di estrema sinistra, utilizzando lo stesso Parlamento e la stessa gente.
Per carità: abbiamo imparato che in Italyland, un po’ come a Disneyland, tutto è possibile purché i bambini si divertano.

Ma quando un signore, sia pure ben vestito e ben rasato, poggia la sua legittimazione democratica su un “dj” e un terno al lotto, pensiamo che farebbe meglio a non creare degli inesistenti “Stati Generali” e evitare di alludere alle forze oscure che all’interno della pubblica amministrazione – ohibò – gli remano contro, che è un’accusa da McCarthy de Noantri. Ripetiamo: Palazzo Chigi, dopo aver ricevuto i “booo” degli uffici stampa, ha smentito e ne prendiamo atto, fuori tempo massimo. Piuttosto: siamo in questo momento a corto di intellettuali come Arthur Miller e, personalmente, ci manca molto anche Marylin. Dunque, sono rari gli anticorpi. Quindi, per favore, signor primo ministro per caso e per smentita, scenda dal cavallo a dondolo e ricordi “chi fur li maggior sui”.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.