Sinistra
Bettini prende la guida del Movimento pacifinto
C’era una volta il Movimento mondiale dei partigiani della pace. Ispirato dal Cominform, contrapponeva la “diplomazia dei popoli” all’imperialismo americano, al Piano Marshall, all’Alleanza atlantica, alla bomba atomica yankee. Vide i suoi anni d’oro tra il 1949 e il 1956. In Italia, sotto l’abile regia del Pci, vi aderì la crema dell’élite culturale di sinistra, accettando così di officiare i riti del pacifismo filosovietico.
La storia si ripete, recita un vecchio motto. Ma, a differenza di quanto pensava Marx, era farsa ieri ed è farsa oggi. Certo, sia detto senza alcuna offesa per le personalità del passato e del presente, si fa fatica a paragonare Michele Santoro ad Alberto Moravia, Marco Travaglio a Massimo Bontempelli, Gianfranco Pagliarulo a Giulio Einaudi, Angelo d’Orsi ad Antonio Banfi, Donatella di Cesare a Sibilla Aleramo, Tomaso Montanari a Ranuccio Bianchi Bandinelli. Se i protagonisti cambiano, la scena è però la stessa. E nella scena odierna spicca il nome di Goffredo Bettini, figura di cerniera tra il pacifismo cinico di Palmiro Togliatti e il pacifismo alle vongole di Giuseppe Conte, pittoresco erede dell’atavico trasformismo nazionale.
Si pensi alla sua ultima lettera pubblicata sul Corriere della Sera. Scritta mentre Kyiv continua a essere devastata da una tempesta di droni e missili, si preoccupa di incollare i cocci del campo largo sugli aiuti militari all’Ucraina. Aiuti che, a suo giudizio, vanno valutati se aiutano a resistere o alimentano una “guerra infinita”. Mentre non è ancora chiaro come egli valuti le ingenti forniture di armi (e di truppe) a Mosca della Corea del Nord, della Cina e dell’Iran. Ma forse su questo punto il silenzio è d’oro (per il bene della Ditta).
Ma Bettini non si limita a porre domande, suggerisce anche soluzioni concrete: la sicurezza dei confini dell’Ucraina, garantita da forze di interposizione sotto l’egida dell’Onu (idea già bollata da Putin come una provocazione inaccettabile); la sicurezza della Russia, garantita dalla rinuncia dell’Ucraina a far parte della Nato (già garantita da Trump e data per scontata da Zelensky). In un precedente intervento apparso sempre sul quotidiano di via Solferino, Bettini aveva proposto anche l’autodeterminazione dei territori popolati in larga maggioranza da cittadini russofoni. Come se quei territori non fossero stati annessi alla Federazione russa (decisione giudicata irreversibile dal Cremlino); e come se russofoni significasse “russofili” (dando involontariamente ragione all’estrema destra austriaca e all’AfD quando rivendicano l’autodeterminazione del Südtirol perché in maggioranza germanofono). Ma questi sono dettagli.
La questione più rilevante che solleva Bettini è una questione di analisi o, come lui dice, di “contesto” (quel contesto che non viene mai invocato per Israele, che da ottant’anni difende il suo diritto a esistere). Perché la guerra all’Ucraina ha una storia alle spalle, e se non tenti di capire le ragioni che hanno portato al conflitto sbatti contro un muro. Anche per Bettini, insomma, come per Papa Francesco, “la Nato ha abbaiato ai confini della Russia”. Sottacendo che il vero obiettivo di Putin era mettere una “persona perbene” a Kyiv (copyright di Silvio Berlusconi), e non la conquista del Donbass.
È vero: Putin non è uguale a Hitler, ma soltanto perché questa volta i “volenterosi” europei (che Bettini accusa di bellicismo), pur non avendo un Churchill, non sono caduti nel trabocchetto della resa allo zar auspicato dal “punto di riferimento fortissimo delle forze progressiste”.
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