Quando si estingue un reato? Nel distretto giudiziario di Napoli, quando interviene la prescrizione. I dati dell’ultimo rapporto Eurispes sul processo penale sono impietosi in questo senso. “La giustizia ritardata è giustizia negata” diceva Montesquieu. Ed è giustizia negata anche quella che finisce per dissolversi nella prescrizione, perché vuol dire che il sistema non è riuscito in tempi ragionevoli a dare una risposta di giustizia. Cade in prescrizione quasi la metà delle indagini avviate dalle Procure, tra le quali anche inchieste che avrebbero avuto come esito l’archiviazione. E finiscono in prescrizione più della metà dei processi in primo grado, segno che i dibattimenti si trascinano nel tempo superando ogni comprensibile limite.

E’ il quadro della giustizia penale napoletana che emerge dal 2° rapporto Eurispes sul processo penale, uno studio realizzato in collaborazione con l’Unione Camere penali italiane a undici anni dal primo rapporto per valutare le cause della durata irragionevole dei processi in Italia. L’analisi è stata condotta su un campione di 32 tribunali italiani, monitorando complessivamente 13.755 processi. A Napoli l’attenzione si è concentrata su 12 sezioni collegiali e altrettante monocratiche, 739 procedimenti osservati. Ebbene, è venuto fuori che il più frequente motivo di estinzione del reato è risultata la prescrizione nel 56,1% dei casi. A seguire, la remissione di querela (nel 17,1% dei casi), “altro motivo” nel 26,8% delle indicazioni, mentre l’oblazione non è stata rilevata in nessun caso come pure l’esito positivo della messa alla prova e le condotte riparatorie.

Solo il 34,2 % dei processi si è definito con una sentenza di condanna in primo grado, mentre l’assoluzione c’è stata in quasi tre processi su dieci (29,1%). La quasi totalità dei processi (98,6%) ha seguito l’iter del giudizio ordinario, e in percentuali minori la messa alla prova (0,5%), applicazione della pena su richiesta delle parti (0,4%), giudizio abbreviato (0,4%). E la durata dei processi è sempre eccessivamente lunga, sebbene il report di Eurispes e Camere penali sfati il mito dei maxiprocessi napoletani, nel senso che solo due processi su dieci (19,1%) hanno più imputati mentre nell’80,95 dei casi si tratta di processi con un solo imputato. E allora perché tante lungaggini? Nel 96,7% dei casi il processo viene chiamato in ritardo e nell’83,2% dei casi si rinvia ad altra udienza.

I motivi sono vari, e solo in minima parte dipendono dall’imputato o dalla difesa. La motivazioni che fa più spesso slittare le udienze è l’assenza dei testi citati dal pm (23,1% dei casi), a seguire l’assenza del nell’giudice titolare del procedimento (14,8%), la prosecuzione dell’istruttoria (14,3%), l’omessa e irregolare notifica all’imputato (13,2%). Tra le altre e meno frequenti motivazioni di rinvio compaiono il rinvio per discussione (7,8%), il fatto che si è trattato di un’udienza di sola ammissione delle prove (3,3%), la precarietà del collegio a causa dell’assenza di uno o due dei componenti (2,3%), la richiesta di termine a difesa (1,5%), l’assenza dei testi citati dalla difesa (1,3%), l’omessa citazione dei teste del pubblico ministero (1,1%), l’omessa e irregolare notifica alla persona offesa (1%). Inoltre, nei casi di rinvio dell’udienza per assenza dei testi citati dal pubblico ministero, lo studio ha evidenziato che si trattava di testi appartenenti alla polizia giudiziaria in un caso su cinque. E, per concludere, la durata media del rinvio è di circa sei mesi nei processi davanti al giudice monocratico e di 126,12 giorni, quindi quattro mesi, dinanzi alle sezioni collegiali.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).