Dal semaforo verde di Berlino alla Zona Rossa di Roma. In meno di una settimana si consuma su una linea immaginaria tra le due capitali il declassamento della Calabria. Da Regione sicura, affidabile per misure e dati, a luogo tra i più pericolosi e rischiosi e sconsigliati per via del dilagare dell’epidemia da coronavirus. Il dpcm firmato da Giuseppe Conte nella notte tra il 3 e il 4 novembre e presentato dallo stesso Presidente del Consiglio in conferenza stampa ieri sera ha piazzato la Calabria tra le Zone Rosse dell’Italia – con Lombardia, Valle d’Aosta e Piemonte – quelle dove le restrizioni saranno le più stringenti a partire da domani.

E dire che soltanto la settimana scorsa, l’Italia intera era entrata in una sorta di Black List – che comprendeva anche Croazia, Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Cipro e parte dell’Austria – stilata da Berlino: gli arrivi dalla Penisola sarebbero stati sottoposti tutti a quarantena (sempre che non fosse stato presentato un documento di recente negatività al virus). Tutta l’Italia, tranne la Calabria: un’oasi per la Germania che stava entrando nel suo semi-lockdown.

IL DPCM – E invece, nessuna traccia di tutto ciò nel dpcm elaborato dal governo. Da domani la Calabria sarà tra le Regioni con più gravi restrizioni, almeno per 15 giorni. Tra le misure: spostamenti solo per comprovate ragioni lavorative, sanitarie o emergenze; spostamenti giustificati con autocertificazione; possibile il transito su Regioni a rischio minore; restano aperti gli asili nido, le scuole per l’infanzia, le elementari e le prime medie; aperti i rivenditori di generi di prima necessità, i barbieri e i parrucchieri; chiusi i centri commerciali e le attività di ristorazione; consentita la consegna a domicilio e l’asporto fino alle 22:00; permessa l’attività sportiva individuale e all’aperto.

I DATI – L’indice di contagio Rt in Calabria è all’1,66; 132 i contagiati ogni 100mila abitanti. Ben al di sotto della media nazionale (27%) la media dei posti in terapia intensiva occupati, al 12%; così come quella dei posti letto totali negli ospedali (34% a livello nazionale), al 20%. La soglia critica è stata indicata dalle autorità sanitarie al 30%.

 

IL GOVERNATORE – È in virtù dei numeri che il governatore facente funzioni Nino Spirlì ha annunciato il ricorso contro l’istituzione della Zona Rossa in una Regione che “non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”. Spirlì è governatore facente funzioni dalla morte improvvisa, lo scorso 15 ottobre, della governatrice eletta Jole Santelli. “Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti, non hanno prodotto – ha continuato – alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di ‘chiudere’ una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta”.

Il governatore ha definito incomprensibile la decisione del governo, basata, secondo quanto riferito, su 21 criteri come l’Rt, il trend dei contagi, la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive.  “Altre regioni, con dati peggiori dei nostri – spiega ancora il Presidente facente funzione – sono state inoltre inserite nella zona arancione e hanno evitato – e ne sono felice – la chiusura. Non si comprendono, perciò, i criteri scientifici in base ai quali il Governo ha deciso la ‘vita’ o la ‘morte’ di un territorio. Perché è di questo che si tratta: un nuovo lockdown rischia di annichilire in modo definitivo una regione come la Calabria”. Contrario alla diversificazione delle chiusure anche il leader della Lega, partito di Spirlì, Matteo Salvini.

BOLLETTINO – L’ultimo bollettino nazionale diffuso dal ministero della Salute e dalla Protezione Civile riportava in Calabria 262 nuovi positivi su 2.874 tamponi, 2 morti, 3.893 attualmente positivi, 212 ricoverati con sintomi, 11 in terapia intensiva, 3.670 in isolamento domiciliare.

Insieme con la Zona Rossa arriva anche il commissariamento della sanità regionale. Una misura che perpetua la gestione fino al 2023. La Calabria, scrive il Sole24Ore, soffre “servizi ridotti all’osso, ospedali al collasso, disavanzi e Asp sciolte per infiltrazioni della criminalità”. Il covid-19 ha fatto allora il resto. La Zona Rossa sarebbe quindi arrivata non per i dati dell’emergenza ma per la fragilità del sistema sanitario.