Il secondo Town Hall Meeting del candidato alle comunali di Roma per la lista Calenda sindaco è in piazza Testaccio, anima popolare della Capitale. I militanti che lo hanno raggiunto per porgli domande e mostrargli sostegno si raggruppano e iniziano a chiacchierare tra loro “è proprio la coerenza quello che mi piace di lui”, “prima votavo pd ora ho scelto Carlo Calenda”. Non chiamatelo comizio. Non è un incontro ingessato con moderatori e pause imbarazzanti. Il town hall meeting assomiglia di più a un’assemblea popolare, una grande riunione di condominio dove i cittadini invece di fare domande all’amministratore le fanno al candidato sindaco di Roma a microfono aperto, “una formula che si fa molto negli Stati Uniti”, spiega Calenda.

CALENDA NON RISPARMIA NESSUNO

Ore 19 nella piazza piena di ragazzi che fanno aperitivo e bambini che si rincorrono si sente “arriva, arriva! Arriva Calenda”. Il microfono che fischia e si girano anche le teste di chi è solo di passaggio. Si comincia: “Io parlo all’inizio per dieci minuti poi il microfono passa a voi e avete un minuto di tempo per fare la domanda e io un minuto e mezzo per rispondere”, Calenda spiega il format anglosassone agli astanti, ma subito un signore dalla platea di sedie ben distanziate (e ognuna con il gadget della campagna): “Secondo me ce metti de più, e subito la risposta del candidato sindaco: “Ho visto che il signore ha capito tutto”. Una partenza che fa capire subito quale è il ritmo e il tenore della serata. Calenda inanella una serie di frasi ad effetto nella sua introduzione e ce ne ha per tutti. “Mai fare un’alleanza con chi pensa che non bisogna studiare per avere un lavoro”, “Sullo stato di Roma dirò pochissimo”, invece poi si sofferma molto sulla catena di rifiuti che necessita di un termovalorizzatore “Questa città è un cumulo di immondizia e la Raggi non dice una parola”. Non risparmia nemmeno Enrico Michetti reo di aver detto che Roma ha perso il 40% dei suoi alberi, “il bilancio arboreo del Comune è -326 alberi su circa 325mila, i problemi di Roma non si risolvono con frasi ad effetto ma con piani dettagliati”. Poi se la prende con la politica che usa le quote rosa di facciata “Come se fossero, esattamente nel modo in cui si parla delle periferie, una spilletta da indossare e non un problema di cui ti devi occupare”. Arriva anche il momento del tema del decoro urbano che secondo Calenda “non è una noiosa consuetudine borghese ma serve alle persone per vivere in un ambiente decoroso”. Conclude la sua introduzione con l’aneddoto sul suo viaggio a Milano “Ho detto ai milanesi, Roma non è dei romani, è degli italiani. Non penso che essere romani vuol dire essere cinici, abituati al degrado. Mi rifiuto”. Calenda è un fiume in piena e questa era solo l’introduzione.

BOTTA E RISPOSTA

“Belle tutte le cose nuove, ma la manutenzione di quelle esistenti chi la fa? Le strade si continuano ad allagare e ogni giunta dà la colpa a quella precedente” chiede un’arzilla signora del I municipio. Calenda risponde “Le buche sono il nuovo simbolo di Roma, come il Colosseo. La ragione è che ad occuparsi della gran parte delle strade sono i municipi che non sono strutturati per farlo bene. La nostra proposta è centralizzare nel comune la gestione e affidarla ai grandi fornitori”. E aggiunge “Nel nostro piano sui trasporti, al primo posto, c’è la manutenzione delle metropolitane altrimenti dall’anno prossimo si cominceranno a fermare”. Poi arriva un ingegnere che chiede conto del programma sui rifiuti “ci sono i ristoranti vista immondizia, come pensa di risolvere questa situazione?”, la risposta non si fa attendere “Tutte le grandi città hanno un termovalorizzatore Roma non può essere da meno. La Raggi, va detto, è stata un’apocalisse ma il piano della regione era insufficiente”. Poi le proposte culturali della città in alternativa alla mala movida, un signore chiede al candidato sindaco “Manca la cultura per apprezzarle? Perché le alternative ci sono. Le mie figlie vanno alla scalea del tamburino” e subito Calenda “Se le mie figlie ci vanno la madre le mette in galera”. Poi c’è chi confessa “nella mia vita ho gestito del personale e mi fido di lei, che ha fatto il manager, per gestire Roma. Voto per lei”, e Calenda subito “allora è nel posto giusto”.

LE PREVISIONI PER IL VOTO

“Quello che oggi è chiaro è che è una partita apertissima e che, secondo le previsioni, vinco al ballottaggio con tutti. Anche se arrivarci è una battaglia. – Continua Calenda sulle proiezioni di settembre – secondo me saremo sopra perché ora ai sondaggi rispondono le persone che sono molto politicizzate, non risponde il voto di opinione. E se noi stiamo a 3-4 punti in queste condizioni secondo me a settembre siamo sopra“. Ancora applausi. Una formula quella tutta americana del town hall meeting, arrivata al suo secondo appuntamento dopo il primo a San Paolo, che sembra funzionare sia per la sua sveltezza nel botta e risposta, molto apprezzata dai numerosi giovani presenti, sia per la il numero di persone presenti e partecipative all’assemblea. L’appuntamento ora è a settembre, inutile dirlo.

Riccardo Annibali