Non conosco la dottoressa Grazia Pradella, cioè il capo della procura di Piacenza che ha diretto l’inchiesta sui carabinieri accusati di reati gravissimi, persino di tortura. Immagino che sia un’ottima investigatrice, e se ha scoperto e stroncato un nucleo di malfattori che operavano dentro le forze armate e le forze di polizia, ha reso un servizio molto grande al paese. Se le accuse che ha mosso ai dieci carabinieri, e ad altri, saranno provate, sarà giusto dire grazie alla dottoressa Pradella e ai suoi sostituti. La forza di una democrazia sta anche nella civiltà delle forze dell’Ordine. Una polizia prepotente, o addirittura delinquente, è una ferita gravissima.

Però le regole vanno sempre rispettate. Anche le regole che impongono la riservatezza degli inquirenti, il rispetto degli imputati e del principio secondo il quale nessuno è colpevole finché non viene condannato in modo definitivo. E’ la sezione aurea dello stato di diritto. Ricopio qui qualche riga dell’articolo meno conosciuto e meno osservato della nostra Costituzione, il 111: “… la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico”. leggetela bene quella parola: “RISERVATAMENTE”.

E allora perché dobbiamo trovarci di fronte a una clamorosa conferenza stampa del procuratore, che parla senza che la difesa possa dire una parola, e avanza – e dà in sostanza per acclarate – accuse infamanti, e distribuisce intercettazioni, e fotografie, e volti, e pezzi di vita privata di persone, come sono persone anche i carabinieri accusati? Non è logico che avvenga così, non è neppure legittimo. Però è la norma. Da Piacenza fino a Roma e alla Calabria e alla Sicilia. I procuratori che usano la stampa come uno strumento punitivo, che fanno grancassa, che violano e calpestano tutti i diritti degli imputati e della difesa, e medievalizzano il nostro codice di procedura penale “reale”, sono, purtroppo, la maggioranza.

L’obiezione che spesso sento in questi casi è sempre la stessa: i reati, talvolta, sono talmente gravi che è giusta un’eccezione. Ecco, questa è una obiezione davvero strampalata. Tantopiù è infame il reato, tantopiù alte devono essere le garanzie e la riservatezza. Se sono accusato – a torto o a ragione- di aver rubato un libro in libreria puoi pure sputtanarmi, la gogna non sarà molto pesante. Ma se dici che sono un mafioso, o uno stupratore, o un assassino, o un carabiniere stupratore, hai il sommo dovere di proteggermi con tutte le tue forze, e di proteggere i miei diritti e la mia reputazione fino all’ultimo momento possibile. Perché, invece, i giornali dispongono delle intercettazioni, delle foto dei carabinieri, delle descrizioni dei festini? Anche foto del tutto inutili, ma che fanno spettacolo. Quelle dello champagne, per esempio. Il fatto che dei carabinieri bevano champagne in piscina, non è un reato. Però fa un bello scandalo in prima pagina, quella foto, e i giornalisti certo non si tirano indietro. Sesso e champagne, è la parte che gli interessa di più, molto più di eventuali soprusi commessi sui pusher o sulle prostitute.

Noi, forse ingenuamente, continuiamo a indignarci e a protestare. Per le conferenze stampa di Gratteri e per quelle di Piacenza e per tutte le altre. E chiediamo – sapendo che come risposta avremo la solita arrogante risata in faccia – il rispetto della legge. Poi c’è una seconda questione che emerge dalle polemiche di questi giorni. La questione “mele marce”. Molti esponenti politici hanno dichiarato che bisogna distinguere tra qualche mela marcia ( i carabinieri indiziati e dunque già liquidati come colpevoli) e la stragrande maggioranza dei carabinieri. Figuratevi se non siamo d’accordo. D’accordissimo. Ci piacerebbe però firmare un patto con chi fa queste dichiarazioni: un patto nel quale c’è scritto che da ora in poi userà lo stesso metro per gli immigrati e i profughi.

Se un giorno succederà che un immigrato clandestino sarà accusato di stupro, cioè, tutti prenderemo atto che UN immigrato clandestino è accusato di stupro (e forse è mela marcia) non TUTTI gli immigrati clandestini. UN politico è accusato di tangenti, non TUTTI i politici. UN dipendente pubblico ha timbrato il cartellino – forse – senza lavorare, non TUTTI i dipendenti pubblici. Siamo d’accordo su questo? Oppure la prossima volta che arrestano un profugo leggeremo dichiarazioni nelle quali si chiede l’espulsione di tutti i profughi e la chiusura delle frontiere? No, perché allora c’è il rischio che qualcuno si alzi e chieda l’espulsione dei carabinieri…