E’ stato scarcerato lo scorso 16 gennaio dopo aver scontato una condanna di sei mesi per bancarotta fraudolenta. Giuseppe Wierdis ha quasi 63 anni e da circa la metà ha il virus dell’HIV. Durante il periodo di detenzione in un piano del padiglione Roma riservato ai sieropositivi del carcere di Poggioreale ha chiesto, invano, maggiore assistenza sanitaria proprio a causa delle sue condizioni di salute.

Intervistato dal Riformista, Giuseppe ha raccontato la sua esperienza in una delle prigioni più problematiche e critiche d’Italia. “Eravamo almeno 150 nel padiglione Roma dove vengono reclusi sieropositivi, diabetici, tossici. Se ti metti a visita medica  – spiega – devi essere fortunato se ti chiamano dopo 15-20 giorni”. Giuseppe ha il volto provato dagli acciacchi fisici che anno dopo anno si fanno sempre più sentire. Prende le pillole che ogni mese va a ritirare lui o, su delega, i suoi familiari al Policlinico di Napoli e periodicamente si deve sottoporre a degli esami clinici per tenere sotto controllo i valori del sangue.  “In sei mesi non sono stato sottoposto ad alcun esame. Oggi, da libero, sto al 60% e avrei bisogno di una decina di giorni di ricovero per riequilibrare tutti i valori. Purtroppo nel carcere di Poggioreale hai a che fare con il ‘muro di Berlino’. Puoi lamentarti quanto vuoi, serve davvero a poco, non ci sentono”.

Per rafforzare questa sua convinzione racconta un episodio avvenuto nei mesi scorsi. “Se ne andò un medico, venne una nuova dottoressa e i primi giorni si rese conto della situazione. Era sconvolta, bastava guardarci in faccia per capire che stavamo male. Il terzo giorno quando la rividi sentivo soltanto dirle ‘lei sta così, può andare’ e capii subito che avevano fatto l’iniezione anche a lei, cioè si era subito adeguata alla situazione”.

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