Jacob Blake è ricoverato in un letto dell’ospedale di Wauwatosa, nel Wisconsin. E a quel letto è ammanettato, nonostante nei giorni scorsi i medici abbiano fatto sapere che il 29enne sparato alle spalle da un agente della polizia è al momento paralizzato dal bacino in giù. E che potrebbe addirittura perdere l’uso delle gambe.

A riportare il dettaglio è stata la Cnn citando la famiglia dell’uomo. Lo zio di Blake, Justin, è infatti andato a trovare il nipote in ospedale.
“Questo vuol dire aggiungere la beffa al danno – ha commentato – è paralizzato e non può camminare e loro lo tengono ammanettato al letto. Perché?”

IL CASO – Il video del ferimento del 29enne ha fatto il giro del mondo scatenando una nuova onda di manifestazioni e proteste anche violente. A Kenosha, dove domenica scorsa si è verificato il fatto, sono morte due persone. Accusato un 17enne bianco, arrivato dall’Illinois. Manifestazioni si sono tenute anche in altre città come Los Angeles, New York, Philadelphia.

Ieri a Washington oltre 50mila persone hanno ricordato il discorso di Martin Luther King “I have a dream” del 28 agosto 1963. “Marcia dell’impegno, metti giù il ginocchio dal collo”, il titolo della manifestazione, in riferimento all’uccisione a Minneapolis, Minnesota, lo scorso maggio, dell’afroamericano George Floyd a opera della polizia. Un episodio che aveva scatenato violente proteste in tutto il mondo.

Distanze e termoscanner tra le misure adottate per la manifestazione, caduta praticamente in contemporanea con le proteste di Kenosha e con la nomination presidenziale di Donald Trump, proprio ieri alla Casa Bianca. “La gente ha sentito parlare di attivisti come me, ma ora ci sono quegli atleti che loro e i loro figli ammirano che dicono la stessa cosa e mettono in gioco la loro fonte di guadagno e la loro reputazione, è decisivo”, ha detto nel suo discorso il reverendo Al Sharpton. Donald Trump “non ha nemmeno menzionato il nome di Jacob Blake”, né ha menzionato i manifestanti uccisi a Kenosha, nel discorso alla Casa Bianca che ha dato il via alla sua campagna per le elezioni presidenziali del 3 novembre. Dimostra che c’è ancora molto lavoro da fare”.

La Casa Bianca, attraverso il capo dello staff Mark Meadows, ha telefonato alla famiglia Blake esprimendo il sostegno del presidente e facendo sapere di aver apprezzato l’appello alla pace e alla fine delle violenze nelle strade da parte della madre di Blake.