L’odio social questa volta ha colpito il conduttore di Piazza Pulita, Corrado Formigli. Dopo l’intervista-interrogatorio al leader di Italia viva, Matteo Renzi, è stato preso d’assalto sui social. «Il giorno dopo – ha detto Formigli all’Adnkronos – ho visto la fotografia di casa mia pubblicata sui social, con una descrizione minuziosa dell’appartamento e tanto di dettagli interni, oltre a decine e decine di insulti, richieste di chiarire quanto la ho pagata». Formigli si è rivolto direttamente a Renzi, con cui c’è stato anche uno scambio su whatsapp per chiedere di fare “piazza pulita” di questi messaggi: «Indicare l’abitazione di un giornalista da parte di sostenitori di un partito politico è qualcosa che ha a che fare con lo squadrismo». Forse parlare di squadrismo è eccessivo, ma il ragionamento fila. È giusto, giustissimo. Non bisogna mai violare la privacy di una persona, pubblicare la sua casa, sbattere la sua vita privata in prima pagina o all’interno di un talk show.

Esattamente però quello che proprio Formigli ha fatto nei confronti di Renzi, senza peraltro chiedere scusa. Il leader di Iv ha invece denunciato quanto accaduto al giornalista di La7, anche se lui non è direttamente responsabile, né lo sono i vertici del partito da lui guidato. «Stanotte – ha scritto Renzi su Fb – Formigli mi ha scritto per senbilizzarmi su quella che lui definisce una porcheria: la sua casa messa in mostra con foto, indirizzo e dettagli. Sono d’accordo con lui. È davvero una porcheria e invito tutti quelli che hanno voglia di ascoltarmi a non rilanciare messaggi sulle case private di un personaggio pubblico. Certo: rimane il fatto che le porcherie sono sempre tali. Sia quando le fanno ai giornalisti, sia quando le fanno ai politici. Le foto della mia casa, fatte entrando in una strada privata e violando il domicilio, la pubblicazione dei miei conti correnti, la fuga di notizie su cui nessuno indaga costituiscono fatti altrettanto gravi».

Il riferimento ai messaggi privati ha fatto arrabbiare il conduttore, ma quanto detto da Renzi non è solo il post di un politico che si leva qualche sassolino dalla scarpa. È un messaggio a tutti: vogliamo deciderci a prendere le distanze dal linguaggio dell’odio, dall’incitamento al linciaggio, dalla messa alla gogna dei personaggi pubblici? Questo vale per i politici e vale, logicamente, per chi fa informazione e in questi anni ha usato il proprio potere non per dare le notizie, ma per spingere la folla contro i politici. Non c’è nessuna inchiesta sulla casa di Renzi, eppure per lui non vale la regola della privacy, non c’è riguardo nei confronti della sua famiglia. Da settimane l’acquisto della villa a Firenze è diventato di dominio pubblico. Si mette tra parentesi che non c’è nessun rilievo penale, ma poi si va avanti in quello che appare sempre di più un atto di killeraggio. Ma ha ragione Formigli. È sbagliato incitare gli animi, accettare l’odio social. Ma l’odio va bloccato sul nascere, non solo quando colpisce noi, quando ci fa comodo. L’intervista a Renzi di giovedì scorso, non aveva lo scopo di aiutare a capire, ma di condannare. Non voleva aiutare lo spettatore a farsi una idea, ma aveva lo scopo di convincere chi ascoltava della colpevolezza dell”imputato”. Anche se non era imputato.