Antonino Speziale è libero. Ha scontato la sua pena l’ultrà del Catania condannato a otto anni e mezzo per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti. L’episodio il 2 febbraio 2007, durante gli scontri tra Catania e Palermo nei pressi dello stadio Angelo Massimino. Speziale è tornato a rivendicare la sua innocenza. “Intanto voglio vedere la mia famiglia. Poi vi racconterò tutto quello che ho passato. La mia condanna è stata un’ingiustizia e chi ha sbagliato pagherà con la giustizia”.

Soltanto qualche settimana fa, dalla trasmissione delle Iene, un nuovo elemento che ha messo in discussione la condanna. La testimonianza di una donna che durante i funerali dell’ispettore Raciti ha detto di aver sentito un poliziotto rivolgersi al capo dell’ispettore: “Le dobbiamo porgere le scuse in quanto polizia perché è stato un errore di un collega nel fare la manovra”. Allora Speziale aveva 17 anni. È stato accusato per aver lanciato e colpito mortalmente Raciti al fegato con un sottolavello.

La tesi dell’investimento era stata sostenuta dalla difesa di Speziale, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Lipera. “Questa testimonianza mi sarà utilissima, ma spero di avere qualche altro elemento in più. La cosa incredibile è che dopo la messa in onda della puntata la procura non ha mosso un dito. Non ha chiesto agli autori de Le Iene il nome e il cognome della donna. Sembra che la procura non voglia accertare la verità, ma confermare le proprie idee precostituite”, disse Lipera all’indomani della trasmissione de Le Iene.

“La vita di Speziale e dei suoi genitori è stata distrutta. Serviva un colpevole e bisognava trovarlo subito. Ricordo che ci fu un bombardamento mediatico fortissimo. Non potevo camminare per strada perché venivo etichettato come colui che ‘difendeva l’assassino di Raciti’. La condanna era già scritta”, ha aggiunto il legale. All’ultras catanese erano stati negati anche gli arresti domiciliari per via delle sue gravi patologie. L’altro condannato, il 32enne Daniele Natale Micale, a 11 anni, è tornato in semilibertà nel dicembre 2018. Ha scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania e ha un residuo di pena di meno di due anni.

All’esterno del carcere di Messina, gli ultras della squadra locale, storica rivale del Catania, hanno espresso solidarietà a Speziale. All’esterno dell’istituto penitenziario hanno esposto lo striscione: “Speciale abuso senza precedente, da oggi libero da sempre innocente”. Il mondo degli ultras si è sempre espresso a difesa dell’ultras condannato. Anche all’estero: lo striscione “Speziale Libero” è comparso anche in Germania così come altri gesti di solidarietà si sono verificati in Portogallo e in Romania.

Antonio Lamorte