A 12 anni dovrebbe essere quasi tutto ancora intatto. E quindi un divenire, un apprendere, uno scoprire. A 12 anni, in Inghilterra, si va alla High School. In Italia alle medie. E dovrebbe avanzarne di tempo per imparare, capire, sbagliare e forse migliorare. Dovrebbe, o forse no, visto che il ragazzino che aveva mandato dei messaggi razzisti sui social al centrocampista ivoriano Wilfried Zaha è stato arrestato. E quindi interdetto a vita dallo stadio dell’Aston Villa. Tutta una condanna – questa vicenda – un castigo, uno scotto, una pena per il protagonista. E la rieducazione? Nemmanco l’ombra.

Two birds with a stone, come si dice da quelle parti: in un colpo solo arresto e bando a vita dallo stadio della sua squadra del cuore. Certo, il 12enne l’ha combinata grossa. Prima del match di Premier League tra Aston Villa e Crystal Palace aveva inviato dei messaggi razzisti a Zaha. “Faresti meglio a non segnare domani, stronzo negro, o verrò a casa tua vestito come un fantasma”, ovvero: come uno dei membri dei membri del Ku Klux Klan dei quali il ragazzino scapestrato – non contento – ha allegato una foto ai messaggi.

Wilfried Zaha, 27 anni, ivoriano con cittadinanza inglese, ha denunciato tutto postando sui social quelle minacce – e ha poi aggiunto di essere spesso obiettivo di tali messaggi. La squadra fortissimi e velocissimi della West Midlands Police è quindi intervenuta e ha arrestato il bambino di Solihull. L’annuncio degli agenti della grande operazione sui social millantava come “il razzismo non sarà tollerato”.

A non essere tollerato, tuttavia, non è stato solo il razzismo ma anche l’idiozia, la sconsideratezza, forse l’ignoranza di un 12enne presumibilmente ancora a digiuno e all’oscuro di gran parte della vita e del mondo. Punito non solo con l’arresto ma persino con l’interdizione a vita dallo stadio: un ergastolo della passione, del tifo, del calcio visto dal vero.

 

Centreranno le pressioni per la morte di George Floyd e quindi la guerra delle statue e i bisticci sulla cancel culture. Forse. Per via di un’operazione di molta propaganda e poca lucidità, a essere abbattuto, in questo caso, potrebbe essere però l’opportunità del bambino di capire, rivalutare, disconoscere il suo disgustoso e violento errore. E quindi di tornare sugli spalti da ragazzo e via via cittadino e uomo migliore. Zaha, da parte sua, ha ringraziato gli agenti per l’azione repentina. “Le persone devono capire che a qualsiasi età il tuo comportamento e le tue parole possono avere delle conseguenze e che non ci si può nascondere sui social”, ha postato senza mezzi termini sui social il calciatore. Che però poi ha chiosato: “Abbiamo bisogno di azione, educazione, cambiamento”. Appunto: di rieducazione, almeno a 12 anni. Magari penseranno a qualcosa in questo senso, per il momento è tutto un hashtag, tutto una condanna.

 

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Very disappointed we didn’t get a better result yesterday but I wanted to come on here to thank you for all your messages of support. I would also like to thank West Midlands Police for their swift action in making an arrest. People need to understand that whatever your age, that your behaviour and your words come with consequences and you cannot hide behind social media. It is important social media platforms do as they did yesterday and seek out these individuals and remove them. This is not the first time I have received messages like this, nor am I the only player to receive messages like this – it happens every day. I want to thank everyone for the love and support but enough is enough ! It is not enough to be disgusted by these messages I received and move on. It isn’t enough to just say #notoracism . We need action, we need education, things need to change.

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