Vieni a cena fuori con me? Il 69 per cento delle persone in Campania declinerebbe l’invito, preferendo cenare nel salone di casa anziché andare al ristorante. A renderlo noto è una ricerca condotta da TheFork, piattaforma leader in Europa per le prenotazioni online di ristoranti, con un network di 80mila locali a livello globale e 29 milioni di visite al mese. Lo studio ha preso in esame, attraverso Surveymonkey, un campione di mille e 500 utenti e 285 ristoranti. Nonostante le indicazioni del governo, ancora ufficiose, prevedano regole severissime per la riapertura delle attività ristorative, imponendo quattro metri di distanza tra un tavolo e l’altro, prenotazione obbligatoria, utilizzo di mascherine e guanti e addirittura pannelli di plexiglass per separare i commensali, la paura del contagio è più forte della voglia di uscire per cena.

A livello nazionale, soltanto il 36 per cento degli intervistati prevede di recarsi al ristorante di più o tanto quanto nell’era pre-Covid, mentre circa il 57 pensa di ridurre o annullare le occasioni di consumo fuori casa. Vi sono, inoltre, alcune differenze a livello regionale: sono timorosi soprattutto i residenti al Sud e nelle isole, mentre il desiderio di uscire per cena è più forte al Nord e al Centro, specialmente in Emilia-Romagna, Lazio e Lombardia (il 36-38 per cento degli intervistati andrà fuori anche più spesso di prima). Desiderio di tornare alla normalità e timore di contrarre il virus si intrecciano dando vita ad abitudini e stili di vita nuovi. Ma perché abbiamo così paura di pranzare nel nostro posto preferito?

Se il 43 per cento degli intervistati individua nella paura del contagio il freno principale all’esperienza ristorativa, il 27 teme che le disposizioni di sicurezza la rendano meno piacevole, sebbene per il 66 per cento del campione si tratti di una condizione fondamentale per tornare a frequentare i locali. La maggior parte degli italiani tornerà al ristorante entro tre mesi dalla riapertura (86 per cento), prestando più attenzione al conto poiché per molti l’emergenza sanitaria ha inciso sulla disponibilità economica. Contemporaneamente si prevede una crescita della consegna a domicilio e dell’asporto. Nel primo caso, se prima della quarantena il 33,4 per cento degli intervistati se ne serviva una volta a settimana, oggi il dato è salito al 41,3 e il 58 pensa di continuare con lo stesso ritmo nei prossimi mesi.