Ieri è stato il day after di una deflagrazione. Il rinvio sine die del ddl Zan ha avuto l’effetto di una bomba esplosa nei palazzi della politica. Il fragore dell’applauso sguaiato in aula, lo smarrimento delle intese, l’incapacità di contarsi e fare sintesi fotografano una crisi di sistema. Ieri manifestazioni a Roma e Milano del movimento Lgbtq. Ma la tensione maggiore è nel centrosinistra, imploso in un Vietnam nel quale tutti iperscrutano tutti alla ricerca di un indizio, di un’ammissione. Il Pd accusa Iv ma tra i centristi di Area Dem si fatica a nascondere un certo sollievo. Sulle chat del Nazareno si rincorrono i nomi dei sospetti: si parla dei senatori Fedeli, Valente, Collina, Stefano. Un cronista parlamentare di lungo corso ci mostra un appunto: sei voti li ha fatti mancare il Pd, ma almeno altri sei il M5S. Italia Viva è numericamente ininfluente, a Palazzo Madama. Non sono imputabili, alla prova del nove.

Eppure la polemica monta soprattutto contro Renzi, che per di più era in Arabia Saudita al momento del fattaccio. Per la prima volta in rete si parla di manifestazioni davanti alle sedi renziane. L’ex premier – ed ex segretario Pd – risponde a tono. «Avverto il bisogno di dire come sono andate le cose: è la dimostrazione di come il populismo e la violenza verbale possono ribaltare la verità dei fatti. La legge è stata affossata dall’ideologismo e dall’arroganza, per responsabilità e scelta del Pd e del M5S». La polemica monta. Bobo Craxi: «Qualcuno a sinistra tenta di liberarsi di due fardelli: una legge che non volevano e l’ex premier». Per sabato si organizzano manifestazioni in tutta Italia per protestare contro l’affossamento: i movimenti Lgbt e non solo loro saranno in piazza a Milano, a Perugia, a Firenze. Dove gli organizzatori premettono che «alle ore 15 ci sposteremo sotto la sede di Italia Viva per manifestare il nostro dissenso». Enrico Letta non ci vuol sentire: «Ieri si è sancita una rottura, anche di fiducia, a tutto campo, con Italia Viva. Così come con chi ha votato contro».

«Continuano anche in queste ore le menzogne, gli attacchi e le accuse assurde» ma «i voti in libertà di Pd e Cinque Stelle, che ci sono stati come sottolineano anche diversi osservatori politici, indicano più malessere di quanto non si sia disposti a registrare», fa notare Teresa Bellanova. Anche a destra c’è mare grosso. Elio Vito, deputato azzurro, twitta sconsolato di abbandonare tutti gli incarichi in Forza Italia. La senatrice berlusconiana Giammanco si trattiene a forza: «Ma serve una legge», è chiaro a tutti.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.