Astor Piazzolla è il protagonista del doodle di Google di oggi. È stato il rivoluzionario del tango. Una carriera lunghissima, migliaia di composizioni, centinaia di registrazioni. Una parabola per niente facile: venne definito “assassino del tango”, un traditore, perché inizialmente non fu apprezzato in patria dalla vecchia guardia che difendeva il genere tradizionale. L’omaggio da parte di Google in occasione del centenario della nascita del musicista, a Mar del Plata.

Astor Pantaléon Piazzolla era figlio di Vicente, figlio di Pantaleone, un pescatore emigrato in Argentina da Trani, in Puglia, e di Assunta Manetti, originaria di Massa Sassorosso, frazione di Villa Collemandina, in Garfagnana, Toscana. Pochi anni dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a New York. Piazzolla ha composto il suo prima tango a soli 11 anni. Un bambino prodigio: era stato il padre a regalargli il suo primo bandoneón, uno strumento simile a una fisarmonica, lo stesso con il quale è ritratto nel doodle di Google.

Piazzolla tornò in Argentina nel 1937. Studiò musica classica e poi musica moderna. Fu apprendista a Parigi della compositrice Nadia Boulanger: un incontro che fu decisivo nella sua vita. Boulanger lesse diversi suoi spartiti senza riconoscere una voce speciale, fino a quando l’argentino non le fece leggere i suoi tango. La compositrice a quel punto lo convinse a dedicarsi a quello.

La musica di Piazzolla è stata innovazione, divenne il padre del “nuevo tango”. Anche più difficile da ballare rispetto al tango “de la guardia”, quello della tradizione, come ha raccontato il ballerino Miguel Angel Zotto. Quando tornò a Buenos Aires il musicista fondò il gruppo Octeto Buenos Aires. Una musica anche da concerto, non soltanto da sala da ballo e da milonga.

La rivoluzione fu il risultato dell’aggiunta di nuovi elementi: musica jazz, dissonanze, strumenti come l’organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica. Libertango, la sua composizione più famosa, fu registrata a Milano. Piazzolla venne all’inizio più apprezzato in Europa che in patria. Ha collaborato con Tullio De Piscopo, Pino Presti, Mina, Milva e Iva Zanicchi.

Daniel Rosenfeld, in occasione del centenario, ha realizzato il documentario Piazzolla, la rivoluzione del tango, distribuito da Exit Media. Al regista la famiglia ha aperto il suo archivio, per la prima volta. In Argentina fu spesso oggetto di scherno. A un conduttore di una trasmissione disse: “Ti vengo a cercare, e non sarà per parlare, la tua campagna denigratoria è da infami”.  Il figlio ha raccontato che in una grigliata bruciò numerosi spartiti perché “bisogna guardare avanti”.

Il 4 agosto del 1990 Piazzolla soffrì una trombosi cerebrale dalla quale non si riprese mai. Si trovava a Parigi. Fu trasferito a Buenos Aires il 12 agosto. Morì due anni dopo, il 4 luglio 1992, a 71 anni. È stato seppellito nel cimitero Jardin de Paz, a Pilar, nella provincia di Buenos Aires.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.