Chissà se la signora Carrie Symonds, fidanzata di Boris Johnson, alla notizia che il premier è positivo al Coronavirus, ha ricordato quel che lui aveva detto con cinica noncuranza, solo un paio di settimane fa: «Devo essere onesto con il mio popolo, molte famiglie perderanno i loro cari prima del tempo». Chissà se la signora, che è anche in gravidanza, farà spallucce, come aveva fatto il suo fidanzato che davanti al virus aveva sentenziato: «Nothing will change» niente cambierà, all’idea che qualcuno vicino a lei, per colpa di questo “corona”, potrebbe anche morire.

Magari proprio lui, il premier che intanto costringe lei a passare i due mesi che la separano dal parto in quarantena, isolata dal mondo e controllata da una squadra di sanitari. Ben lontana da lui, soprattutto. Non è sola a tenersi a distanza. Pare che – lo testimoniano le riprese della Bbc e Sky Dominic Cummings, principale consigliere del premier, sia stato visto mentre scappava come una lepre con le sneakers ai piedi da Downing Street.

Era uscito dalla porta sul retro con uno zaino sulle spalle, proprio mentre Boris Johnson annunciava di esser stato colpito dal virus. Boris Johnson è stato travolto, non appena si è diffusa della notizia del suo contagio. L’ironia è stata il male minore, nella valanga di lazzi e frizzi, ma anche di allusioni esplicite alla nemesi storica e gli insulti e qualche augurio di morte, che hanno travolto nella giornata di ieri colui che aveva prima irriso con indifferenza e poi esibito l’ottimismo negazionista sulla gravità del possibile contagio, anche in conflitto con gli stessi scienziati inglesi.

Salvo essere poi costretto a una clamorosa inversione a U, mentre i malati e i morti si moltiplicavano a ritmi vertiginosi, raggiungendo i 15.000 contagiati e i 759 deceduti, con un incremento di 181 nelle ultime ventiquattr’ore.
Mentre il principe Carlo lo ha preceduto di un giorno e il ministro alla sanità, Matt Hanckock, lo ha seguito di poche ore insieme al capo dei medici e consigliere governativo per il Covid-19, il professor Chris Whitty.

E lo ha raggiunto anche lo scrittore russo Boris Akunin, che vive da anni a Londra, e che non più tardi del 7 marzo metteva in guardia “dall’isteria mondiale”, forse pensando pure lui come il premier del Paese che lo ospita, di essere invincibile e immortale, perché tanto queste cose capitano agli altri, ai deboli e agli anziani, quelli che possono anche tranquillamente perdere qualcuno dei “loro cari”. Forse anche lui aveva aderito al principio “dell’immunità di gregge”, quel meccanismo per cui, quando la maggior parte di una popolazione è immune nei confronti di un’infezione (perché vaccinata o perché l’ha contratta) l’agente patogeno non trova più nessuno da infettare e quindi, in un certo senso, protegge tutti.

Ma un conto è l’immunità di gregge raggiunta con una seria campagna di vaccinazione, altro conto è, come avrebbe voluto (e non detto non ci sia in parte riuscito, ahimè) il premier britannico, è raggiungere l’obiettivo sacrificando cinicamente vite umane. Spesso quelle della popolazione anziana. Un record lo ha già comunque battuto Boris Johnson, è il primo leader occidentale caduto nelle spire del perfido virus, che negli ambienti di vertice europei pare essersi accanito più sulle donne che sugli uomini, se si escludono appunto il premier del Regno Unito e il principe Carlo.

La cancelliera tedesca Angela Merkel è da un po’ di giorni in quarantena, mentre in Spagna sono positivi la vicepremier Carmen Calvo, già tornata a casa dopo tre giorni di ospedale, la moglie del premier Pedro Sanchez e la ministra per le Pari Opportunità Irene Montero. Restano fuori dal conteggio dei Grandi del mondo Donald Trump, con gli Stati Uniti primi al mondo per contagio (82.000 persone infettate e 1.100 morti) e il presidente del Brasile (il Paese più infettato del Sudamerica) Jair Bolsonaro, costretti a barcamenarsi tra il proprio inguaribile negazionismo e l’onda del virus che avanza.

Saranno costretti a farsene una ragione pure loro, purtroppo, perché il perfido virus è il più “democratico” del mondo. Il Corona non guarda in faccia neppure i coronati come il principe Carlo. Figuriamoci due volgari rampanti come Donald e Jair.