Il premier Conte, impeccabilmente elegante, procede a passo deciso al centro del corridoio di Palazzo Chigi. Lo sguardo fiero, la testa alta. Nessuno intorno. Quasi arrivato alla bocca della telecamera, prende a destra e siede alla scrivania presidenziale. Inforca la cornetta del telefono mentre squadra l’importante decreto davanti a sé, pronto alla firma.

La video-velina, girata ad arte da un service interno, viene realizzata nel set del piano nobile di Palazzo Chigi. Giuseppe Conte è servito, a pranzo e a cena, in pasto a milioni di italiani che devono sorbirsi sempre lo stesso filmato, sette secondi in tutto, riproposto pedissequamente, da molti mesi, dalla Rai e da La7 (Mediaset e SkyTg24 no, usano immagini loro). Perché le immagini parlano più di mille parole, e alla semiotica del discorso visivo chi sta in cabina di regia a Chigi fa attenzione. Quel che accade da tempo a Teheran e Pyongyang, insomma, avviene oggi a Roma. Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva, commissione di vigilanza Rai, da mesi sta segnalando ad AgCom le violazioni che rileva rispetto al contratto di servizio pubblico Rai e le anomalie di un ufficio stampa del Premier che assume iniziative senza precedenti.

Ricorda qualche precedente nelle democrazie occidentali in cui il governo dispone le immagini da diffondere con i tg?
Non esistono precedenti di quello che la presidenza Conte e la Rai hanno fatto in questi mesi con le immagini del presidente del Consiglio. Una deriva da Cinegiornale Luce che dovrebbe preoccupare non soltanto i partiti, ma anche le istituzioni di vigilanza, i costituzionalisti, i sindacati, l’Ordine dei giornalisti. Un conto è dare il segnale video alle tv per eventi in diretta, ma un altro conto è realizzare immagini ad hoc autoprodotte da Palazzo Chigi che mostrano fintamente Conte al lavoro, immagini poi trasmesse per mesi dai tg Rai a copertura di servizi costruiti sulla propaganda invece che sulle notizie. In confronto Euroscena di Berlusconi, sulla quale il centrosinistra di allora fece fuoco e fiamme, era poco o nulla.

Come mai la Rai accetta di mandarle in onda?
La Rai con questi vertici ha toccato il punto più basso mai visto. I cinque stelle, che per anni hanno detto di volere i partiti fuori dalla Rai, hanno realizzato il loro progetto: fuori tutti i partiti tranne il loro. Ciò che accade da mesi con Conte e, in misura minore, con Di Maio, è vergognoso. Non capisco come i partiti di maggioranza, a partire dal Pd e Zingaretti, possano continuare ad accettarlo in silenzio. Neanche su Foa si è riusciti ad andare fino in fondo con la verifica delle schede in Vigilanza, che era stata chiesta proprio dai capigruppo Pd. Tutto fermo per non disturbare il manovratore Conte e la Rai ancora gialloverde. Basti vedere cosa accade al Tg2, dove Salvini è sempre e comunque primo nello spazio attribuito.

La regìa dell’operazione è verosimilmente quella di Casalino, che è l’autorizzatore delle immagini realizzate a Palazzo Chigi. A sua conoscenza, ci sono pressioni sui direttori dei Tg e delle reti Rai che oltre alle immagini sono invitati a dare certe notizie e a tagliare in un certo modo i titoli?

Non so se ci siano pressioni, di certo l’interruzione puntuale e ripetuta ad esempio del Tg1 delle 20 per trasmettere in diretta ogni conferenza stampa del presidente del Consiglio rappresenta una deriva che non ha precedenti. Poteva essere comprensibile all’inizio della pandemia, ma dopo 9 mesi è chiaro che è diventata una forzatura orchestrata da Palazzo Chigi, che convoca conferenze stampa proprio in orario dei tg delle 20 per impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro e costringerli a mandare integralmente la propaganda di Conte.

Lei ha fatto presente questa situazione all’Agcom. Quali risposte ha ottenuto?

Da 3 mesi si è insediato il nuovo collegio dell’Agcom, al quale ho già inoltrato 2 esposti sul Tg1, ma finora né il presidente né i commissari hanno ancora detto neanche una parola sulla Rai. Perché questo silenzio? Mi auguro che al più presto l’Authority riprenda la propria funzione di controllo e vigilanza. Chi deve vigilare vigili, altrimenti tenere in piedi costose authority rischia di non avere senso.

C’è un giornale che non figura nelle classifiche delle dieci testate più diffuse, Il Fatto Quotidiano, le cui firme conoscono una sovraesposizione straordinaria: presidiano quasi tutti i talk show televisivi, dalla Rai a La7 e non solo. Vanno per sostenere le posizioni del governo e in tale veste sembrano essere invitati. Che succede, secondo lei?

È un caso gravissimo, di cui ho chiesto conto alla Rai in un’interrogazione alla quale attendo risposta. Peraltro alcuni giornalisti del Fatto, a partire dal direttore Travaglio, vengono puntualmente pagati quando vanno nelle tv commerciali, ad esempio a La7. Lo ha confermato lo stesso Cairo all’assemblea dei soci dell’azienda. Vale anche per Scanzi. Succede anche alla Rai? Su questo serve trasparenza.

La Presidenza del consiglio ha incaricato Ipsos di testare – pagando ovviamente con denaro pubblico – il gradimento del premier Conte. È normale che gli esiti diventino “notizie” per i telegiornali Rai e che vengano puntualmente valorizzati sul Corriere della Sera?

Se fosse vero sarebbe indicativo di come il premier finga di fare il tecnico prestato alla politica e in realtà abbia chiare mire politiche. Legittime, ma che sono in contraddizione non soltanto con la sua propaganda personale ma anche con quello che da sempre hanno sostenuto i 5 stelle.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.