Quando il premier Giuseppe Conte ha annunciato di voler prolungare il periodo dello Stato di emergenza, che ora da cinque mesi sembrerebbe scendere a tre mesi, in pochi nel centrosinistra hanno protestato contro una prassi che rischia di incrinare ulteriormente il processo democratico. Certo che c’è il rischio di una nuova esplosione dei contagi, certo che si deve stare molto attenti, certo che non si deve fare retorica quando in gioco c’è la vita delle persone. Sì, tutto vero. Ma come spiega benissimo il professore Sabino Cassese, una nuova emergenza sanitaria ancora non c’è e qualora ci fosse (ma speriamo proprio di no!) ci sono gli strumenti di legge per intervenire prontamente. Quello che si ottiene quindi prolungando lo stato di emergenza non è essere più pronti ad affrontare qualsiasi situazione, lo si sarebbe comunque e meglio coinvolgendo il Parlamento: si ottiene invece di accentrare il potere nella mani del governo, anzi del solo presidente del Consiglio, e di dare l’ennesima spallata all’equilibrio tra i poteri dello Stato. Pensare di mettere ancora una volta tra parentesi, come se niente fosse, l’attività parlamentare è un atto gravissimo con conseguenze pesanti per il futuro.

Quello che colpisce di più è però il quasi silenzio delle forze di maggioranza che per tradizione e cultura dovrebbero essere più sensibili al tema della democrazia e dei suoi equilibri. Invece in nome dell’emergenza (che ripetiamo: al momento non c’è) si sentono solo poche voci e non quel grido che ci si aspetterebbe da chi dovrebbe vigilare sul valore delle istituzioni nate dalla lotta antifascista. Un silenzio che può avere due ragioni: la convinzione che si debba a tutti i costi prolungare la legislatura o, quel che è peggio, la sottovalutazione dell’utilizzo di strumenti che fuoriescano dal costituzionale gioco democratico. È questa la vera emergenza. Una crisi della democrazia che va di pari passo con l’emergenza sociale: non si tratta di sottovalutare quella sanitaria, ma di capire l’intreccio e trovare la soluzione. Che non può essere mai e poi mai un uomo solo al comando. Sta accadendo per varie questioni, non ultima quella delle decisioni da prendere sull’Europa.

Giustamente Emma Bonino di +Europa ha chiesto il voto in Parlamento sul Mes, stufa degli scontri dentro la maggioranza tenuta sotto ricatto dai Cinque stelle. Il Parlamento è sovrano? Che voti allora, e decida su una questione così importante per il futuro della sanità italiana. Il dibattito finora si è svolto principalmente sui giornali, così come sui giornali o in tv abbiamo spesso discusso di come uscire dalla crisi che si abbatterà sull’Italia all’inizio dell’autunno. Saranno lacrime e sangue per molte cittadine (le prime a pagare) e molti cittadini.

Rimettere al centro l’attività parlamentare non è solo una questione di principio ma un tema decisivo per avere tutti gli strumenti necessari per rilanciare il lavoro, l’economia e il welfare. Invece il centrosinistra, in nome forse della responsabilità, non coglie come un’urgenza il ripristino dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Una sottovalutazione che purtroppo vediamo non solo rispetto al rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo, ma anche tra questi ultimi due e il potere giudiziario. Saltano gli steccati, vincono le invasioni di campo e una parte della magistratura ritiene di poter fare il brutto e il cattivo tempo, confondendo l’autonomia con l’arroganza. Sono temi enormi che hanno una ricaduta sulla vita delle persone.

Se il centrosinistra vuole ritrovare un ruolo da protagonista, a prescindere dai sondaggi, non deve dimenticare la lunga storia che dalla Costituente e i suoi valori arriva fino all’altro ieri. Conte chiederà la proroga dello stato d’emergenza in Parlamento, qualsiasi cosa si decida di votare (il Pd ha già detto di essere d’accordo, molti più dubbi ha Italia viva) si dica che così non va e che qualsiasi cosa accada non si accetteranno più deroghe. La democrazia va difesa, sempre. Costi quel che costi, anche la tenuta di una maggioranza.