La fine dell’Aventino del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte annunciato nel pomeriggio di lunedì? Serviva all’ex presidente del Consiglio per ‘lanciare’ la sua intervista mandata in onda in serata su Report, il programma di inchiesta di Rai3.

Il passo indietro di Conte è arrivato per potersi ‘difendere’ nel servizio trasmesso dalla trasmissione di Sigfrido Ranucci sull’intricata questione dell’acquisto di mascherine da destinare alla Protezione civile durante la prima ondata della pandemia di Coronavirus.

Una vicenda legata all’indagine aperta dalla Procura di Roma che verte sul ruolo dell’avvocato Luca Di Donna, ex collega di Conte allo studio legale Alpa prima dell’ingresso in politica di quest’ultimo, indagato per associazione a delinquere e traffico di influenze dall’ottobre scorso.

Secondo le accuse Di Donna avrebbe sfruttato l’amicizia con l’allora premier per inserire come ‘mediatore’ in diversi affari, facendosi pagare come facilitatore per appalti di mascherine durante l’emergenza. In particolare Di Donna avrebbero messo in contatto imprenditori con le strutture ministeriali e di governo.

Proprio uno di questi, Giovanni Buini, vuole entrare in una commessa da 60 milioni di euro di mascherine e per questo entra in contatto con Di Donna, anche docente di Diritto privato all’università La Sapienza di Roma.

Secondo l’imprenditore l’avvocato, accompagnato da due uomini dei servizi segreti, avrebbe chiesto una commissione per la mediazione del 5 per cento. “Una tangente”, ammette Buini all’inviata di Report Rosamaria Aquino.

Conte, uscito dall’autoesilio sul servizio pubblico, si è difeso spiegando che non ha avuto alcun ruolo negli affari in cui sarebbe coinvolto Di Donna. L’ex premier ha ‘difeso’ la sua amicizia con l’avvocato: “Certo che c’era confidenza”, ma ribadisce il mancato coinvolgimento nel caso: “Non so nulla della sua attività professionale da quando sono diventato presidente del Consiglio. Non l’ho ricevuto a Chigi e non ero informato sulle sue attività”.

Conte che poi sull’ipotesi che Di Donna abbia speso il suo nome per i presunti affari illegittimi, accusa: “Mi dispiacerebbe molto, sarebbe totalmente illegittimo e contrario a ogni minima etica morale”.

Ex premier che viene chiamato a rispondere anche delle 800 milioni di mascherine sequestrate nell’ottobre 2021 perché non conformi agli standard di qualità ed efficacia richiesti: “In quel momento, in quel contesto, un presidente del Consiglio deve occuparsi del sistema Paese. Non ero in condizione di seguire le singole partite, i singoli acquisti, le singole forniture”, dice Conte per giustificarsi.

Quanto ai prezzi gonfiati pagati dallo Stato per ottenere i dispositivi di sicurezza, Conte si difende così: “Ogni tanto veniva fuori una segnalazione che qualche fornitura veniva pagata eccessivamente però tenga conto che abbiamo attraversato momenti complicati. Quando da noi è scoppiata, il primo Paese in Occidente, non disponevamo di forniture di mascherine. Ci fu una competizione internazionale: alcuni Stati avevano la pronta liquidità per pagarli in contanti. È la ragione per cui chiesi ai direttori delle agenzie di intelligence di dislocare delle persona stabile anche nella Protezione civile per scongiurare il rischio di truffe”.

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia