“Quel farmaco è come se avesse spento un incendio”, dice Antonio Corcione, in un’intervista a Il Mattino, a proposito degli effetti del tocilizumab. Il primario del reparto di anestesia dell’Ospedale Monaldi è stato dimesso ieri dall’Ospedale Cotugno di Napoli, dov’era ricoverato dopo essere risultato positivo al coronavirus.

“Hai un po’ di febbre – racconta al quotidiano – e dopo poche ore ti ritrovi intubato. I valori trombotici sono quelli da controllare”. Corcione è stato contagiato mentre curava altri pazienti positivi al Covid-19. Dice di aver avvertito un malessere, poi la febbre è salita e si è manifestato un bruciore al torace. La Tac e l’esame del sangue hanno riscontrato l’infiammazione che è rapidamente degenerata. Il primario ha spiegato gli effetti sulla sua malattia del Tocilizumab, il farmaco anti-artrite sperimentato dall’equipe guidata dal professore Paolo Ascierto dell’Istituto Pascale sui pazienti ricoverati al Cotugno. “Ero scettico – ha detto Corcione – sono un soggetto allergico e infatti ho avuto una reazione. Ho suonato il campanello e detto agli infermieri di non spaventarsi. Ho iniziato a gonfiarmi, tremavo come una foglia. Col cortisone in mezz’ora passa. Così è stato. Ma poi la febbre è scesa e non è più tornata. I parametri del sangue sono rientrati nella norma: quel farmaco è come se avesse spento un incendio”.

Quindi Corcione ha evidenziato la capacità del virus di far peggiorare rapidamente le condizioni dei malati. E aggiunge: “Dalla Cina non ci hanno detto tutto di questo virus”. Il primario ha sottolineato come lo “stile militare” adottato dalle regioni Campania e Basilicata sia il migliore “nella conduzione della guerra”. E sulla fine dell’emergenza ha esortato ad avere pazienza almeno fino all’estate: “Bisogna stare ancora a casa, almeno fino all’estate. Solo così questo virus può essere arginato”.