In Brasile il governo ha sottovalutato dalle prime avvisaglie la pandemia da coronavirus. Il Presidente Jair Bolsonaro – coinvolto anche in scandali giudiziari, che hanno colpito la sua famiglia, e politici che hanno provocato diverse dimissioni nell’esecutivo e reso la sua squadra traballante – aveva descritto il covid come un'”influenzetta”, è uscito tra la strade di Brasilia incurante delle misure di prevenzione e di distanziamento, ha partecipato a manifestazioni contro il lockdown e a favore della dittatura – della quale si è sempre dichiarato un nostalgico – e ha spinto per autorizzare l’uso del farmaco clorochina, nonostante le numerose controindicazioni evidenziate dagli studi.

Il Brasile risulta il secondo Paese per contagi e il terzo per morti al mondo a causa del covid. Secondo i dati della Johns Hopkins University sono 802.828 i positivi e 40.919 i morti attualmente. Il Paese è il centro del nuovo focolaio mondiale, il Sudamerica, dove si è superato il milione e mezzo di positivi e superati i 73.600 decessi. A preoccupare sono i dati in crescita nelle ultime settimane, che un intervallo da 40 a 50mila contagi in più al giorno. In Brasile nelle ultime 72 ore i casi accertati sono stati oltre 100mila – anche se il governo solo qualche giorno fa aveva deciso di non pubblicare più i dati aggiornati sull’epidemia, causando l’intervento della Corte Suprema per ripristinare la pubblicazione dei numeri.

A woman walks amid symbolic graves on Copacabana beach, dug by activists from NGO Rio de Paz protesting the government’s handling of the COVID-19 pandemic in Rio de Janeiro, Brazil, Thursday, June 11, 2020. A Brazilian Supreme Court justice ordered the government of President Jair Bolsonaro to resume publication of full COVID-19 data, including the cumulative death toll, following allegations the government was trying to hide the severity of the pandemic in Latin America’s biggest country. (AP Photo/Leo Correa)

Proprio per protestare contro il governo, l’Ong brasiliana Rio de paz ha messo in atto una singolare protesta. Una 40ina di volontari hanno scavato 100 fosse sulla celebre spiaggia di Copacabana, davanti all’hotel Copacabana Palace per simboleggiare la morte del Brasile. Le tombe sono evidentemente un rimando ai cimiteri piani e alle fosse comuni scavate ad esempio a Manaus. “Chiediamo al governo un cronoprogramma, vogliamo sapere cosa succederà da qui a uno o due mesi, dove sta andando il Brasile – ha dichiarato Antonio Carlos Costa, presidente della Ong – Non c’è un obiettivo, non c’è programmazione. Non c’è stata una sola espressione di compassione da parte del presidente della Repubblica, un po’ di solidarietà per coloro che soffrono”.

Intanto la pandemia avanza anche nel resto della regione. A seguire il Brasile c’è il Perù, con 214.788 contagiati e 6.109 morti, il Cile (154.092 e 2.648) e il Messico (129.184 e 15.357), che pure aveva sottovalutato il covid. Altri sei paesi (Ecuador, Colombia, Argentina, Repubblica Dominicana, Panama e Bolivia) contano più di 10 mila contagiati e 400 morti. Emergenziale anche la situazione sociale ed economica. Un recessione che fa contare oltre 200 milioni di poveri, 2,6 milioni di imprese chiuse; l’epidemia potrebbe scatenare una crisi drammatica come quella degli anni ’80. Tale scenario è stato al centro di un seminario virtuale per i 50 anni del banco del desarrollo de América Latina (Caf) introdotto dal Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz che ha incoraggiato le banche pubbliche e quelle private a investire per ridurre gli squilibri sociali.

Preoccupazione espressa anche da Alicia Bárcena Ibarra, Segretario esecutivo di Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal), organismo dell’Onu, secondo la quale “la regione possa uscire da questa crisi più indebitata, più povera, più affamata e con un alto tasso di disoccupazione. E, soprattutto, più arrabbiata“. Per vari decenni, ha aggiunto Bárcena Ibarra, “abbiamo assistito ad una ondata di privatizzazioni, soprattutto nel settore della sanità, al punto che la spesa pubblica sanitaria della maggior parte dei paesi latinoamericani non ha superato il 2% del Pil”.