Chi ha letto il comunicato diramato da Palazzo San Giacomo, ha strabuzzato gli occhi. Possibile che, mentre Napoli cade sotto i colpi della crisi sanitaria ed economica, l’amministrazione comunale si dedichi ai sogni dei suoi dipendenti? Ebbene sì. Quello partenopeo, infatti, è il primo Comune ad avviare il progetto Social Dreaming per quanti lavorano al servizio suo e delle società partecipate. Si tratta di «una tecnica di lavoro di gruppo che valorizza il contributo che i sogni possono offrire alla comprensione della realtà lavorativa, sociale e istituzionale».

Più concretamente, secondo quanto strombazzato dall’assessora Francesca Menna, i dipendenti comunali si riuniranno quattro o cinque volte al mese, sotto la supervisione di una psicologa dell’università Federico II, per raccontare e confrontare le rispettive «esperienze oniriche». L’obiettivo è «definire criticità e opportunità del contesto lavorativo». All’iniziativa, a quanto pare, hanno già aderito 60 persone tra quelle che prestano servizio a Palazzo San Giacomo e quelle che operano per conto delle partecipate. Se le condizioni economiche e sociali in cui versa Napoli non fossero drammatiche come la realtà dei fatti conferma ogni giorno, ci sarebbe da ridere.

Immaginate i dipendenti comunali, divisi per gruppi e disposti in circolo, che si confrontano sulle rispettive «esperienze oniriche»? «Io ho sognato lo scudetto del Napoli», «Io ho sognato di vincere al Superenalotto», «Io ho sognato di avere una Ferrari in regalo» e chi più ne ha più ne metta. Il divertimento, però, cede il passo alla disperazione più cupa se si analizzano i numeri della macchina comunale: in dieci anni i dipendenti si sono ridotti di 6mila unità senza che Palazzo San Giacomo riuscisse a garantire un ricambio; circa il 40% ha più di 60 anni a fronte di un’età media nazionale che non supera i 53; più del 65% ha superato i vent’anni di servizio mentre, nelle altre amministrazioni, questa quota non supera il 50; il debito complessivo di quasi quattro miliardi di euro non favorisce un piano di assunzioni sebbene quest’ultimo sia indispensabile. Il risultato è che persino il rinnovo della carta d’identità può rappresentare un’impresa titanica per il cittadino.

In altre parole, dopo aver distrutto i sogni dei napoletani che gli hanno accordato fiducia prima nel 2011 e poi ancora nel 2016, il sindaco Luigi de Magistris si aggrappa a quelli dei dipendenti. Il che fa riemergere quella visione onirica che la giunta arancione ha alimentato per dieci anni. Ricordate suggestioni come il referendum per l’autonomia di Napoli, l’abolizione di Equitalia, il conio di una moneta partenopea, la creazione di una flotta per salvare i migranti, la costruzione di un nuovo stadio nella zona orientale della città, la trasformazione dei Quartieri Spagnoli in una Montmartre ai piedi del Vesuvio? Queste sono soltanto alcune delle illusioni che il sindaco con la bandana ha alimentato per anni senza riuscirne a realizzare, ovviamente, nemmeno mezza.

Anziché indagare su quelli dei dipendenti, dunque, sarebbe il caso che Dema spiegasse come e perché i sogni suoi e dei napoletani che l’hanno votato si sono irrimediabilmente infranti. È chiedere troppo? Forse. In tutto questo, però, una nota positiva c’è: Napoli sta per vedere archiviata un’esperienza politico-amministrativa rivelatasi inconcludente, ridicola e fallimentare fino in ultimo. C’è da aspettare ancora qualche mese, ma stavolta il sogno non potrà non realizzarsi.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.