«Nella società digitale del XXI secolo si assiste, a seguito dell’affermarsi della tecnologia, a un nuovo modo di essere del diritto e, conseguentemente, ad un processo di metamorfosi della figura del giurista, da umanista a giurista tecnologico. Un giurista 2.0, il cui nuovo compito è quello di farsi interprete delle trasformazioni che si stanno verificando nella società sulla base dello sviluppo della tecnologia e dell’impatto che questa sta avendo sul diritto e sui diritti». Il professor Tommaso Edoardo Frosini, costituzionalista e direttore del Dipartimento di scienze giuridiche al Suor Orsola Benincasa, accetta di fare con il Riformista una riflessione su come tecnologia e modernità, ma anche eventi che, come pandemia e guerra, stanno segnando questo particolare momento storico, incidono sul ruolo e sulla funzione del giurista.

È in atto un grande cambiamento, grande al punto da essere oggetto di studio. Il professor Gustavo Zagrebelsky ha scritto un libro, “La professione del giurista”, e lei, professor Frosini, con il Dipartimento di scienze giuridiche ha deciso di dedicare a questo tema il ciclo di lezioni magistrali che vedranno in cattedra lo stesso Zagrebelsky, il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato e i professori universitari Piergaetano Marchetti (Bocconi di Milano), Giovanni Fiandaca (università di Palermo), Guido Alpa (Sapienza di Roma). Il giurista, secondo lei, sarà in grado di stare al passo con questo cambiamento?
«Il punto di partenza di questa riflessione è proprio il libro di Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale. Nel libro si analizza la giustizia come professione e si analizza la figura dei giuristi (magistrati, avvocati, docenti universitari) in maniera molto critica, mettendo in rilievo le criticità che questi ruoli hanno ormai assunto nell’esperienza nazionale: dalle vicende che hanno minato il prestigio della magistratura (il caso Palamara e alcune vicende di corruzione) alla metamorfosi degli avvocati, non più soltanto difensori della giustizia ma sempre più manager con grandi studi che macinano cause e attività consulenziali e hanno come obiettivo il rating economico, quindi fatturare il più possibile».

Quale deve essere il ruolo del giurista nella società? E qual è il contributo che può dare?
«Il contributo è stato e sarà sempre determinante. Basti pensare che tra le figure più rappresentative dello Stato, tra i consulenti del governo, ci sono e ci sono stati giuristi. “Ubi societas ibi ius”, dicevano i latini: “Dove c’è società c’è diritto”. I giuristi, quindi, sono naturalmente quelli che hanno la capacità di comprendere, interpretare e applicare il diritto. E, siccome tutta la nostra vita è disciplinata dalle regole giuridiche, è chiaro che i giuristi sono quelli che possono dare un contributo maggiore per cercare di capire o programmare alcune situazioni sulla base di leggi e di norme che servono a disciplinare quella data situazione o quel dato evento».

Guardando ai nostri giorni viene da chiedersi quale possa essere il contributo del giurista 2.0 per affrontare la grande sfida del Pnrr, l’emergenza sanitaria legata alla pandemia, le nuove incertezze che sono conseguenza della guerra in Ucraina.
«Il Pnrr è un progetto di grande finanziamento europeo come mai c’è stato, e si dovrà concretizzare in delle norme. Tutto sarà stabilito attraverso norme giuridiche, ecco perché il giurista ha sempre avuto e continuerà ad avere un ruolo importante nella società, perché è quello che ha maggiore dimestichezza con le norme e le sa scrivere, leggere, interpretare e applicare. La pandemia ci ha messi sicuramente alla prova ma tutto sommato direi che il nostro Paese ha saputo fronteggiare questa incredibile emergenza anche attraverso il diritto. Tutto, infatti, è passato attraverso le norme che hanno dovuto tenere conto dei diritti della privacy, delle norme costituzionali, del diritto alla salute. Quanto alla guerra, anche in questo caso c’è il diritto, il diritto internazionale che ha le sue regole ma ha una sua debolezza nel momento in cui gli Stati non lo rispettano. Quando Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina ha violato una serie di norme previste dal diritto internazionale, nei trattai e quant’altro».

Guardando al futuro, dunque, il giurista dovrà essere sempre meno un teorico del diritto e sempre più un esperto di tecnologie. E se vorrà mantenere un ruolo centrale nella società dovrà essere sempre più dentro ai cambiamenti della società stessa, giusto?
«Il ruolo del giurista è fondamentale in qualunque società di democrazia. Il giurista non è più solo il magistrato, l’avvocato, il notaio ma assume anche diversi ruoli perché è pervasiva la sua attività. Si va verso una figura di giurista tecnologico che in qualche misura si confronta con le grandi trasformazioni del sistema digitale attraverso attività di consulenza, di scrittura delle norme, di cause da difendere di fronte ai tribunali e che vedono le piattaforme digitali sotto giudizio. Il giurista dovrà quindi avere una sensibilità molto più accentuata rispetto al passato. Nel passato era uno studioso, un cultore delle norme e della giurisprudenza. Oggi deve essere anche uno in grado di conoscere e apprendere le trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali in atto nella società o in certo settore e, attraverso la sua esperienza e la sua capacità di saper leggere e individuare le regole, saper dare un contributo per mettere in ordine in quel determinato settore».

Dovrà cambiare anche la formazione di magistrati e avvocati?
«Oggi non si concepisce più un giurista che sia classico nella sua formazione di diritto romano e diritto civile. Oggi il giurista, o meglio quel giurista che vuole avere successo nella vita e vuole ottenere dei risultati e dei riconoscimenti, deve sapersi confrontare con tutta una serie di tematiche che non sono necessariamente legate al diritto ma che possono essere disciplinate attraverso il diritto. Tematiche che il giurista deve studiare per poterle conoscere. Pertanto, sì, la sua formazione dovrà essere sempre di più una formazione interdisciplinare».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).