Dopo la prima ondata della pandemia si contano anche i danni economici. A subire lo schiaffo più forte è stato il Sud. Ne è convinto Adriano Giannola, presidente Svimez, che con i numeri alla mano fa un’analisi di una situazione che dura da anni. “Il Sud potrebbe recriminare per l’eccessivo danno subìto a causa delle scelte del Nord – ha detto in una intervista al Messaggero e al Mattino –  sono stati sottratti 60 miliardi ogni anno da 10 anni. E vale anche per il periodo della pandemia, dove il governo al Sud ha mostrato eccessiva prudenza utilizzando un criterio draconiano”.

“Va creato un fondo per il riequilibrio delle risorse rispetto al Nord – ha continuato il presidente Svimez – Storicamente il Mezzogiorno cavalca meno le riprese. Ma questa volta va detto che non siamo davanti a una caduta congiunturale, ma a una crisi strutturale drammatica, causata dal blocco delle attività economiche. Il Sud ha sempre difficoltà ad agganciare le riprese che sono trainate soprattutto dalle esportazioni”. Il Presidente della Svimez Giannola si sofferma poi anche sulle potenziali conseguenze che il blocco delle attività economiche che il Mezzogiorno ha subito durante la prima ondata della pandemia, pur essendo rimasto quasi indenne sul piano sanitario. “Il Sud potrebbe recriminare per l’eccessivo danno subito, diciamo così, per l’eccessiva prudenza mostrata dal governo che ha utilizzato questo criterio draconiano. Ci dovrebbe essere un risarcimento. In teoria i vari decreti del governo, fino a questo punto non hanno fatto altro che puntare a risarcimenti e sostegni, ma c’è un però”.

Risarcire il Sud è un po’ più complicato, perché con il lavoro nero e quello irregolare le persone da risarcire di fatto sono invisibili. È un dato di fatto, strutturale. Come fai a risarcire chi non compare?”. Sul come uscirne Giannola è chiaro:”Ci vogliono politiche di sviluppo. Questa piccola ripartenza, la metà rispetto a quella che verrà registrata a Nord, dovrebbe essere un ulteriore elemento per dare retta all’Europa e decidere di aggregare le differenze con un atteggiamento produttivo, con investimenti materiali e immateriali dove il Paese ne ha più bisogno”. Il governo promette che dei 209 miliardi del Recovery fund almeno il 34% andrà al Sud. “È un eludere il problema, è la legge che prevede che il 34% delle risorse vadano al Mezzogiorno. Non ci dovrebbe nemmeno essere una dichiarazione di intenti. Vanno aggiunte altre risorse. Il ministro delle autonomie regionali Francesco Boccia in un’audizione in Parlamento ha detto che negli ultimi dieci anni alle aree meno sviluppate del Paese sono state sottratte risorse per circa 60 miliardi l’anno. I conti pubblici territoriali, se osserviamo l’ultimo dato disponibile del 2018, ci dicono che per quell’anno sono i miliardi sono già saliti a 64″.

Come si fa a risarcire il Mezzogiorno di questa sottrazione? “Di certo non si può chiedere che il risarcimento venga somministrato tutto insieme. Ma vanno recuperati quei criteri per fare in modo che al Sud arrivino i 64 miliardi in più che gli spettano. I criteri sono quelli previsti dalla legge 42 sul federalismo fiscale e mai attuati, che vengano cioè creati due fondi perequativi a favore del Mezzogiorno: uno per le infrastrutture e uno per i diritti di cittadinanza. Altrimenti diventa ipocrita dire che al Sud non si godono gli stessi diritti del Nord”.