I recenti accadimenti di Berlino hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica tutta una serie di temi che meritano attenzione, analisi, riflessioni molto profonde. Innanzitutto i temi portati avanti da una manifestazione come quella del gay pride: chiaramente non condivido quasi totalmente le posizioni che muovono simili manifestazioni, non ne condivido la forma ma è evidente che, quando si tratta del diritto alla libertà di idea, di parola, di manifestazione, il sostegno va dato. Impedire ad altri di manifestare non è ammissibile: chiaramente a patto che tutto avvenga nel rispetto delle posizioni di tutti. Questo deve essere chiaro. Di conseguenza quando il gay pride sfocia nel vilipendio del Papa, dei Vescovi, di chi ha un’idea diversa allora no, la condanna della forma deve essere chiara. Pertanto anche il gay pride, diciamo, deve prendere le distanze da certe espressioni o prese di posizione. Secondo tema: il gay pride di Berlino è stato teatro di una violenza cieca da parte di una persona di religione islamica. Si apre quindi un tema di grande importanza e di grande delicatezza.

La violenza e i fenomeni migratori

Innanzitutto la necessità di una condanna netta di ogni forma di estremismo religioso, di ogni interpretazione fanatica della dimensione religiosa. Da questo tema discende, come un corollario, il fronte della mancata gestione del fenomeno migratorio, delle conseguenze non solo dei controlli in ingresso ma, forse e soprattutto, della mancata integrazione. L’Europa per decenni si è pavoneggiata di parole quali accoglienza, integrazione, con quale risultato? Che l’accoglienza si è ridotta all’emergenza, che l’integrazione si è risolta nel proliferare dei quartieri periferici dove il controllo dell’ordine, l’integrazione, il rispetto della legge sono quanto mai difficili, con un preoccupante dilagare di uno spirito di rivalsa, di rivendicazione da parte di chi ormai non ha radici, né con il Paese di origine né con il Paese dove vive e che non lo ha accolto, come invece era stato promesso.

Il problema accantonato

Invece di affrontare con idee e proposte concrete temi di simili importanza, cosa è avvenuto? È accaduto che si è preferito accantonare, perché di questo si tratta, il problema e andare a trovare la causa dell’accaduto in altro, ossia nel DDL Valditara sull’educazione sessuale e sul fatto che i genitori devono dare il loro consenso rispetto ai temi che saranno oggetto di trattazione in classe con gli studenti, come se il DDL Valditara contribuisse a seminare la cultura omofoba e liberticida. Credo che sia opportuno fermarci tutti, riflettere e capire quale risposta la politica deve dare davanti a episodi come quelli di Berlino.

Il primato educativo dei genitori

Ora, noi sappiamo che l’articolo 29 della Costituzione riconosce la famiglia come “società naturale”, l’articolo 30 riconosce ai genitori “il diritto – dovere di istruire ed educare i figli”. Per completezza cito anche l’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che prevede il diritto dei genitori alla “priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”, nonché la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che, all’art. 14, stabilisce che “gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio del summenzionato diritto, in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità”. Le Carte internazionali, dunque, prevedono ciò che la nostra Costituzione stabilisce: il primato educativo dei genitori nei confronti della prole è un principio riconosciuto, dunque va garantito. Questo è un principio che conferma la straordinaria impostazione della nostra Costituzione: la persona viene prima dello Stato e lo Stato è posto a servizio, a tutela e a garanzia dei diritti della persona. Bellissima prospettiva! Una prospettiva nata, non dimentichiamolo, dall’esperienza tragica del Fascismo e della guerra: il Fascismo aveva cercato di realizzare il concetto cardine delle dittature, ossia che è lo Stato cui spetta il dovere di formare i cittadini, non alla famiglia, non ad altre società. Come può un provvedimento che ha come principio ispiratore la Costituzione, una legge che ha come fine quello di consentire ai genitori di educare fattivamente i figli contribuire, nelle cause e nelle ispirazioni, alla violenza accaduta a Berlino?

Mai sia da parte mia polemizzare con l’una o con l’altra parte politica: da sempre sostengo l’assoluta necessità di comporre una trasversalità politica attorno a temi che intercettano la vita e le coscienze dei cittadini. Dobbiamo avere però il coraggio di dire che non solo il DDL Valditara non concorre a creare una cultura omofoba, ma si tratta dell’esatto opposto! Leggi come il DDL Valditara contribuiscono a creare l’opportunità di più posizioni all’interno delle quali la libertà di coscienza esercita il suo primato. Aggiungo, allargando il campo: garantire nei fatti la libertà di scelta educativa costituirebbe un antidoto potente contro la violenza perché si libererebbero energie e risorse da spendere per i giovani, dando le ali per far volare progetti educativi che sono sul punto di morire (la maggior parte di questi progetti è ormai sepolta da anni), vista la pervicace volontà di non realizzare ciò che la Costituzione ha previsto sul fronte dell’istruzione. La possibilità di scegliere presuppone una pluralità di progetti educativi finalizzati al bene della persona ed è proprio il poter permettere a questo bene di potersi costruire e formare che libera il campo dalla violenza e dai progetti di morte. Invito tutti a riflettere su queste mie idee e, soprattutto, ad interrompere quella strategia politica fondata sulla interpretazione ideologica dei fatti e della realtà. Questo mi aspetto da chi ha scelto di impegnarsi in politica, la più alta forma della carità e la carità si costruisce nella verità, di pensiero e di azione.