I contagi da Covid aumentano e la crisi economica fa sentire i suoi effetti. Insomma, la situazione è drammatica. E che cosa fanno il governatore della Campania e il sindaco di Napoli? Litigano su tutto, insultandosi reciprocamente a mezzo stampa. Diciamocelo con franchezza: quello al quale Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris ci stanno costringendo ad assistere è uno degli spettacoli più indegni che la politica locale ricordi. Il presidente campano ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha definito il sindaco «responsabile del più grande disastro amministrativo d’Italia», auspicando che qualcuno lo metta «in quarantena per i prossimi venti anni». De Magistris non è stato da meno e, dalle colonne de La Stampa, ha replicato additando De Luca come «un tiranno in stato confusionale» che «scarica le responsabilità sui territori».

Ora, il nostro giudizio su de Magistris è netto: il fallimento della sua esperienza politico-amministrativa è sotto gli occhi di tutti, certificato dai quasi quattro miliardi di debiti che gravano sulle casse del Comune di Napoli e dal progressivo crollo della qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. Altrettanto chiara è la nostra posizione su De Luca, la cui gestione dell’emergenza sanitaria ed economica è fatta di luci (cioè di risposte decise a una popolazione comprensibilmente disorientata dalla pandemia) ma anche di ombre (come lo scarso numero di tamponi effettuati fino a poche settimane fa e l’insufficiente rafforzamento delle terapie intensive). Ma non è questo il punto. Ciò che non si può fare a meno di notare è la mancanza di collaborazione istituzionale tra il governatore della Campania e il sindaco della città capoluogo.

È assurdo che De Luca dica che il suo territorio è «a un passo dalla tragedia» e ignori sistematicamente il rappresentante di un’istituzione che raccoglie il 56% della popolazione e insiste su un’area messa più di ogni altra alla prova dalla crisi. Ed è altrettanto inconcepibile che de Magistris sia sistematicamente impegnato nella delegittimazione delle scelte del presidente della Regione: qualche mese fa è stato proprio il sindaco arancione ad adottare un provvedimento sulla movida in aperto contrasto con l’ordinanza firmata da De Luca, prima che il Tar lo annullasse. Il principio di leale collaborazione fissato dalla Costituzione? Calpestato. Così come è calpestato quel minimo di buon senso che dovrebbe imporre al governatore e al sindaco di remare nella stessa direzione nell’interesse della Campania e di Napoli, soprattutto nel momento in cui la pandemia travolge stili di vita, modelli di sviluppo e dinamiche istituzionali che sembravano consolidate. De Luca e de Magistris farebbero bene a ripassare un po’ di storia.

Ricordate Antonio Rastrelli e Antonio Bassolino? Negli anni Novanta fu la sinergia tra il primo, all’epoca governatore con un passato nel Movimento sociale italiano, e il secondo, a quel tempo sindaco di Napoli con una lunga militanza nel Partito comunista, a consentire l’accordo di programma per il passaggio di un progetto strategico come quello di Città della Scienza alla fase esecutiva. Quel patto fu ed è ancora la dimostrazione di come si possa lavorare per il bene della comunità accantonando eventuali contrapposizioni politiche e antipatie personali. Dema e De Luca, quindi, prendano esempio da Bassolino e Rastrelli perché Napoli e la Campania hanno bisogno di essere salvate dalla crisi: di polemiche, accuse e dispetti non si sente il bisogno.