Doveva essere il decreto aprile, sarà di metà maggio, perché l’approdo sul tavolo del Consiglio dei ministri è ormai slittato al weekend se non all’inizio della prossima settimana. Diverse ancora le incognite sul testo, a partire dalla questione sollevata dalla ministra Teresa Bellanova sui braccianti ‘irregolari’ – si studia una proroga per loro e altre categorie di lavoratori, come colf e badanti, di due o tre mesi dei permessi di soggiorno di chi ha un contratto di lavoro scaduto – a quella del sostegno alle aziende.

Sul tavolo le ipotesi su cui si lavora sono diverse, dai finanziamenti a fondo perduto per quelle fino a 5 milioni di fatturato, “avremo circa 15 miliardi esclusivamente per il fondo perduto“, annuncia il titolare del Mise Stefano Patuanelli, al sostegno alla ricapitalizzazione per quelle fino a 50 milioni -si studia la possibilità di utilizzare incentivi fiscali per l’arrivo di capitali privati – arrivando poi alle più grandi su cui dovrebbe agire direttamente Cdp, ma serve l’ok di Bruxelles con l’atteso aggiornamento del temporary framework sugli aiuti di Stato. Uno dei punti è il controllo ex post: in ogni caso “non è intenzione del governo entrare nel cda delle imprese”, assicura Patuanelli.

Parole necessarie nel giorno in cui Orlando smentisce il titolo di una sua intervista a La Stampa che diceva esattamente il contrario. “Si tratta di fornire finanziamenti con alcune garanzie – spiegava il numero due del Pd – Ad esempio che si mantenga la presenza sul territorio nazionale, che non si delocalizzi, che non si riduca la manodopera, che siano realizzati interventi che vadano nella direzione della sostenibilità”. Smentita, dunque, l’ipotesi dello Stato nel Cda che aveva fatto gridare a Matteo Renzi: “Sovietizzare l’Italia? No grazie”. Non è escluso che alla fine il provvedimento venga sdoppiato per dare l’agognato via libera al rinnovo delle misure a sostegno dei lavoratori, rimandando ancora quelle per le imprese.

Nel decreto da 55 miliardi c’è, come promesso, il rinnovo dei bonus per i lavoratori autonomi che sale a 800 euro – quello per colf e badanti a 600 – degli ammortizzatori sociali, con le settimane di cassa integrazione causale Covid che passano da 9 a 18 per chi ne farà ancora richiesta e una misura per ‘accelerare’ i pagamenti, viste le proteste perché sono ancora incagliati in diverse parti del Paese gli assegni previsti in base al Cura Italia: i datori di lavoro che non anticipano i trattamenti possono fare richiesta di pagamento diretto della prestazione trasmettendo la relativa domanda entro la fine del mese di inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Per chi è in cassa a zero ore, usufruisce di Naspi e Dis-Coll oppure del reddito di cittadinanza arriva anche la possibilità- vista l’emergenza nei campi – di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2000 euro per l’anno 2020. Arriva anche lo stop ai licenziamenti per altri tre mesi e il raddoppio del congedo parentale da 15 a 30 giorni, utilizzabili anche a settembre, insieme alla possibilità di utilizzare il bonus babysitting anche per iscrivere i figli ai centri estivi o ai servizi integrativi per l’infanzia.