Mentre la politica si divide praticamente su tutto, ci pensa qualche magistrato garantista (sì, sono rari ma esistono) a smontare uno dei teoremi sui quali si basa il decreto sicurezza bis varato nel 2019. Enrico Contieri, giudice del Tribunale di Torre Annunziata, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione alla norma che impedisce di applicare la formula della particolare tenuità del fatto al reato di resistenza a pubblico ufficiale. Roba da Stato etico, come scrive lo stesso giudice, buona solo a rimarcare il valore delle istituzioni sacrificando la libertà delle persone: osservazioni sulle quali la Consulta si pronuncerà probabilmente a breve.

I fatti sono questi. Novembre 2019, Castellammare di Stabia. In un bar scoppia un diverbio tra un 28enne e un uomo accompagnato dalla moglie. Intervengono prima la municipale e poi i carabinieri. Il ragazzo, in preda all’ira, minaccia i vigili urbani e strattona un militare dell’Arma. Scatta l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Le prime udienze davanti al Tribunale di Torre Annunziata vengono rinviate causa Covid, ma nell’ultima arriva la sorpresa. Il giudice Contieri firma un’ordinanza con la quale sospende il processo e rimette il fascicolo alla Consulta. Il motivo? Nonostante non abbia tenuto comportamenti simili in precedenza e la sua condotta abbia arrecato «danni minimi al regolare funzionamento della pubblica amministrazione», il 28enne non può beneficiare della formula della particolare tenuità del fatto ed è quindi destinato a essere condannato. E questo perché, in base al decreto Salvini bis, «l’offesa non può essere considerata di particolare tenuità quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni».

Il ragionamento del giudice Contieri è semplice. Innanzitutto, impedendo che al reato di resistenza a pubblico ufficiale si applichi la formula della particolare tenuità, «il legislatore introduce un automatismo sanzionatorio che costringe il magistrato a irrogare una pena anche in relazione a fatti che non ne hanno bisogno». Quindi quella sanzione è irragionevole. Non solo perché non può rieducare il condannato, ma soprattutto perché punta esclusivamente all’riaffermazione simbolica del valore della norma violata. «L’applicazione di una pena anche minima a un illecito di particolare tenuità è una reazione sproporzionata dell’ordinamento – scrive il giudice Contieri – che sacrifica e banalizza la libertà dell’individuo».

E, quando una sanzione è tanto «ingiustificata e inutile», comporta «un intollerabile sacrificio della libertà personale» e vale solo a rimarcare il valore dell’istituzione, si afferma «una concezione e sacrale» di quella stessa istituzione: il trionfo dello «Stato etico», retaggio di «passate stagioni politiche». Insomma, da Torre Annunziata arriva un bel colpo a quell’idea autoritaria e un po’ manettara dello Stato che Matteo Salvini, ad agosto 2019 ministro dell’Interno, ha tentato di affermare. Il primo a esprimere perplessità sulla norma contenuta nel decreto era stato Sergio Mattarella. Nel promulgare il testo, il capo dello Stato aveva parlato di scelta legislativa tale da impedire al giudice «di valutare la concreta offensività della condotta posta in essere». Tradotto: promulgo il decreto, ma modificatelo presto perché certe norme sono assurde. Ora la palla passa alla Consulta: il diritto e la ragionevolezza prevarranno sull’autoritarismo?