Il 25 settembre si avvicina e i candidati alle elezioni politiche si danno battaglia… soprattutto sui social. Ma quanto è efficace la strategia comunicativa dei nostri politici? Il Riformista ne ha parlato con Eugenio Iorio, docente di Social media analysis all’università Suor Orsola Benincasa ed esperto di campagne elettorali. E partiamo proprio dai social: «Il governatore De Luca è sbarcato da poco su TikTok, ovviamente Berlusconi è sempre il numero uno: non c’è niente da fare. È sempre il più bravo dal punto di vista comunicativo – afferma Iorio – E il Cavaliere funziona moltissimo sui social, ha una grandissima capacità di fare spettacolo». Da Berlusconi a Renzi, alla Meloni: tutti pazzi per i social. Sono senz’altro il modo migliore per parlare ai cittadini.
«In questa campagna elettorale le plance sono vuote, non ci sono manifesti. O meglio, soltanto nelle grandi città ci sono i manifesti 6×3 – commenta Iorio – Significa sostanzialmente che c’è una strategia di pianificazione che punta totalmente al digitale. Detto questo, è una campagna elettorale brutta, per niente entusiasmante».

Ma analizziamo i messaggi con i quali i candidati stanno cercando di assicurarsi il voto dei cittadini. «Diciamo che il “Pronti” di Giorgia Meloni, il “Credo” di Matteo Salvini e il “Scegli” di Enrico Letta hanno già fatto molto discutere e questo perché non parlano di programmi. Sono parole d’ordine, molto categoriche: un linguaggio fondamentalmente autoriferito, tranne quello di Letta che lascia all’elettore la possibilità di scelta ma non dà una visione di quello che sta scegliendo l’elettore – spiega Iorio – Ma il vero problema di questa campagna è che mancano dei programmi seri e delle proposte concrete rispetto a quello che ci aspetta in autunno». Perché? «Perché oggi i partiti sono oscurati dalla personalizzazione del messaggio dei propri leader e non rispondono a queste necessità. C’è quindi una campagna elettorale che ha poco appeal, che gioca sui social e punta all’info – sfera con slogan fatti».

Prendiamo per esempio il “Pronti a risollevare l’Italia” della Meloni. «Noi leggiamo il “Pronti” a caratteri cubitali che non lascia indifferente chi lo legge, ma è un titolo assertivo. Quindi al di là del registro comunicativo, stanno puntando tutti a parole d’ordine precise. Cosa significa? Che c’è una semplificazione del messaggio vero». Ma la Meloni cresce nei sondaggi e riesce a tenere a bada gli attacchi del leader del carroccio. E parliamo proprio di Matteo Salvini. «Il “credo” di Salvini ha attirato molte critiche perché nel mondo cattolico e spirituale è una parola importante – sottolinea Iorio – Lui parte dal “Credo negli italiani” e poi continua con “Credo nell’Italia pulita” e così via, con i soliti slogan che ha sempre utilizzato. Salvini – aggiunge – gioca sulla parola “Credo” e fa un trucchetto da quattro soldi: è un artificio retorico da imbonitore che ovviamente gioca sulla paura emotiva, sulle promesse populistiche, ma fondamentalmente non c’è un vero progetto politico».

C’è poi la novità di queste elezioni: il terzo polo formato da Matteo Renzi e Carlo Calenda. «Per la comunicazione hanno adottato una campagna elettorale speculare al Pd. Non sono molto simpatici per i social, ma sono due leader che sanno intervenire nel dibattito politico – commenta Iorio – e quindi avranno un ruolo di dialogo e mediazione rispetto agli altri due poli». Mentre non stupisce la comunicazione del leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte che “campa di rendita”. «Conte che ha una comunicazione che punta e può puntare solo sul reddito di cittadinanza perché è l’unica arma che hanno. Reddito e simpatia che si è guadagnato durante l’emergenza Covid – afferma Iorio – I Cinque Stelle crescono e raccolgono voti, ma perché raccolgono i voti che perde il Pd». E il Ministro degli esteri? «Luigi Di Maio, invece, gioca una funzione opposta: duale polarizzata – risponde Iorio – Ha un grande bagaglio di antipatia sul quale non riesce a costruire consenso e fuori dall’orbita dei 5Stelle fatica a trovare un’identità». In realtà, il problema di questa campagna elettorale è che ha già decretato un vincitore e un perdente. Letta è un candidato perdente e non ha nessuna ispirazione a fare una campagna elettorale per vincerla e questo pesa tantissimo, mentre la Meloni si vede vincitrice e si comporta già da leader.

Il governatore campano De Luca, invece, utilizza sempre lo stesso registro: «Non ha mai cambiato modo di comunicare: bisognerà vedere se ha stancato, oppure no. E soprattutto se l’era del potere deluchiano sta per volgere al termine o no» dice Iorio. Ma puntiamo la lente di ingrandimento su Napoli, da sempre laboratorio di politica. Sul popolo napoletano quale comunicazione avrà più successo? «Le campagne politiche sono diverse da quelle regionali e comunale: c’è più offerta. In questo caso sarà interessante monitorare tutto ciò che non si inserisce nei partiti di sistema che tipo di riuscita potranno avere – spiega Iorio – Perché i napoletani sono molto critici e questo emerge dai social. La curiosità va anche al partito di de Magistris perché potrebbe ritornare il tema dell’alternanza che Napoli ha sempre avuto». È tutto da vedere e nulla è già scritto. «Come diceva uno dei pubblicitari più importanti del mondo: si vota per un’idea, non per un’ideologia. In questa campagna elettorale mancano entrambe le cose – chiosa Iorio – E ancora: si vota per il futuro non per il passato, noi qui siamo in un eterno presente. Cioè scegliamo il male minore rispetto a chi governava prima».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.