Il governo chiude ufficialmente scuole e università fino a metà a marzo su tutto il territorio nazionale per fronteggiare l’epidemia di coronavirus e limitarne la diffusione. La decisione, filtrata ai media al termine della riunione presieduta dal premier Giuseppe Conte con i ministri a Palazzo Chigi, è stata confermata dal presidente del Consiglio in una conferenza stampa assieme al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. La chiusura di scuole e università partirà ufficialmente a partire da domani, giovedì 5 marzo. Lo stop riguarda le scuole di ogni ordine e grado.

“Il professore Silvio Brusaferro (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ndr) assieme al ministro Speranza che ormai è diventato esperto – ha spiegato Conte – ci ha aiutato a valutare la situazione attuale epidemiologica e ci ha fornito una seria di valutazioni tecniche, che ci sono servite per avere un aggiornamento a tutto campo sulla situazione emergenziale”. “Un’ampia parte dello scambio informativo è stato dedicato alle scuole e all’università – spiega -. Abbiamo fatto una ampia valutazione e l’orientamento del Cdm è stato quello di disporre in via prudenziale la chiusura delle scuole”.

Il premier ha quindi precisato che il Governo sta “lavorando alacremente al Dpcm e torneremo a parlarvi presto. Puntiamo a firmarlo entro stasera, anche perché la chiusura delle scuole è da domani”. “Per noi non è stata una decisione facile, abbiamo aspettato il parere del comitato scientifico e abbiamo deciso prudenzialmente di sospendere le attività didattiche fino al 15 marzo da domani”, ha detto in conferenza stampa a Palazzo Chigi la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. “So che è una decisione di impatto”, ha quindi aggiunto la titolare del dicastero dell’Istruzione.

LE ‘ANTICIPAZIONI’ SUL PROVVEDIMENTO – L’ipotesi era già emersa nella riunione con i capi delegazione della maggioranza e i capigruppo di tutti i partiti tenutesi ieri. “Non possiamo escludere in assoluto la chiusura totale” delle scuole, anche se “non è stata ancora chiesta dagli scienziati”, aveva detto Conte.

Questa mattina quindi il il presidente del Consiglio è stato impegnato in un vertice con i ministri a Palazzo Chigi e sul tavolo c’era proprio questa ipotesi per fronteggiare l’epidemia di Covid-19 in Italia. Come riportavano i retroscena ‘di palazzo’, la chiusura riguarda tutte le Regioni d’Italia per quindici giorni già da domani o, al massimo, da lunedì. Un piano che avrebbe dei costi sociali enormi: il premier Conte in questo caso sarebbe chiamato a spiegare il tutto con un intervento pubblico diretto ai cittadini italiani, a giustificare quella che di fatto sarebbe una misura straordinaria.

Diversi i nodi principali da valutare, come il rapporto con le Regioni e la necessità di ‘salvare’ l’anno scolastico. Su quest’ultimo punto il ministro interessato è ovviamente Lucia Azzolina, titolare del dicastero della Scuola; due settimane non dovrebbero creare particolari problemi, l’eventuale estensione del provvedimento sarebbe invece molto più problematico.

LE RACCOMANDAZIONI DEL GOVERNO – Ruolo fondamentale lo avrà anche la commissione scientifica che già ieri aveva consigliato la chiusura per un mese degli eventi sportivi in tutto il Paese. Il Comitato tecnico scientifico voluto dal premier Giuseppe Conte ha presentato una serie di raccomandazioni per integrare il decreto dello scorso 1° marzo; sulla base di queste misure, il governo sta studiando una serie di drastici provvedimenti per limitare la diffusione del contagio sul territorio nazionale. Tra le nuove regole: evitare abbracci e strette di mano, mantenere la distanza di almeno due metri dalle altre persone, evitare luoghi affollati. Agli Over 65 viene chiesto espressamente di rimanere in casa e di uscire il meno possibile.

I NUMERI DEL CONTAGIO IN ITALIA – Dall’ultimo bollettino della Protezione Civile risultano 2263 le persone contagiate, tra queste 79 sono decedute e 160 sono guarite. Tra i positivi 1000 sono in isolamento domiciliare, 1034 sono i ricoverati e 229 in terapia intensiva. Le regioni maggiormente colpite sono la Lombardia, con 1520 infetti, l’Emilia-Romagna, che ha 420 cittadini positivi, e il Veneto con 307. Ora dopo Ora aumentano i contagi in tutta Italia.