Cane non mangia cane. D’accordo, ma a volte la spudoratezza diventa inopportuna. Lo Stato del Missouri ha autonomamente deciso di fare causa alla Cina. Altri procedimenti, anche sotto forma di Class Action presto seguiranno. Più volte su queste colonne abbiamo chiesto al ministro Luigi Di Maio di muoversi in questa direzione. Il Ministro, in quanto tale, non ha forse l’obbligo morale e giuridico di difendere il Paese che rappresenta? Il partito dei Cinque Stelle storicamente è giustizialista. Giustizia sì, ma con i paraocchi.

Riguardo la causa intentata dallo Stato del Missouri l’atto conta quarantasette facciate ed è stato firmato dal nostro corrispondente procuratore generale Justin D. Smith. I punti chiave su cui si basa l’accusa sono quattro. Primo: la Cina ha negato il rischio di trasmissione del virus da uomo a uomo. «Il primo caso noto di trasmissione da uomo a uomo è avvenuto all’inizio di dicembre. Entro la fine di dicembre i funzionari sanitari cinesi avevano molte prove della trasmissione da uomo a uomo. Ed è con grande ritardo che viene comunicato alla Organizzazione mondiale della sanità tale passaggio». Se sfogliamo i comunicati stampa della Oms il fatto risulta evidente. Quello del 5 gennaio recita: «Secondo le autorità (cinesi, nda) alcuni pazienti gestivano rivendite al mercato del pesce di Wuhan. Sulla base delle informazioni preliminari della squadra investigativa cinese, non sono state segnalate prove di trasmissione da uomo a uomo e alcuna significativa infezione da parte degli operatori sanitari».

Ciò che più colpisce è la conseguenziale affermazione del comunicato in cui si «sconsiglia l’applicazione di eventuali restrizioni viaggio in Cina sulla base delle informazioni attualmente disponibili». Siamo alla viglia del Capodanno cinese, la festività più importante del Paese del Dragone dove si spostano centinaia di milioni di persone. E infatti da Wuhan, come ha dichiarato il governo di Pechino, in quei giorni sono fuggiti cinque milioni di abitanti che, presumibilmente, hanno diffuso il contagio. Il secondo punto della causa riguarda la censura: «Tra il primo e il 3 gennaio 2020, pubblici funzionari hanno costretto a mettere a tacere i “pettegolezzi” di alcuni medici, un’azione trasmessa dai media statali, probabilmente per dissuadere gli altri dal parlare apertamente». Terzo punto: sottovalutazione dell’epidemia. Anche se il governo cinese a metà gennaio era a conoscenza della diffusione del virus in Thailandia, non ha preso provvedimenti seri per contenere l’epidemia fino al 23 gennaio, «quando era troppo tardi».

Infine, la provvista di «dispositivi di protezione individuale. I rapporti indicano che i funzionari cinesi, mentre nascondevano l’epidemia, hanno incominciato ad accumulare dispositivi medici di qualità, mentre venivano esportati nel resto del mondo quelli difettosi. Questo accaparramento ha messo in pericolo la vita degli operatori sanitari e dei primi soccorritori in altri paesi». La conclusione della causa è scontata: «L’epidemia di Covid-19 ha causato difficoltà nel Missouri e in tutto il mondo… La Cina dovrebbe essere ritenuta legalmente responsabile». Al Ministro Luigi Di Maio ricordiamo il famoso ritornello “non poteva non sapere” che, a rigore di logica pentastellata dovrebbe essere universalmente valido anche per la loro amica Cina. Ministro Luigi Di Maio, una domanda: moriremo cinesi?