“La ‘ndrangheta che si evolve ha bisogno del mondo delle professioni, che a loro volta hanno abbassato di molto l’etica e la morale in nome del Dio denaro”. Nell’ennesimo blitz contro la criminalità organizzata calabrese Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, scopre il segreto di pulcinella.

Da decenni infatti le indagini condotte dalle Procure di tutta Italia hanno evidenziato legami stretti, o presunti tali, tra cosche, colletti bianchi e il mondo dell’imprenditoria e delle professioni. Nell’ultimo blitz contro la ‘ndrina dei Forastefano, operante a Cassano all’Ionio e in tutta la Sibaritide, nel Cosentino, culminato con la polizia che ha arrestato 17 persone ritenute, dalla Dda di Catanzaro, appartenenti e vicini alla cosca, Gratteri per guadagnare l’attenzione dei media denuncia un modus operandi in realtà già cristallizzato da tempo dai suoi colleghi.

In attesa del Riesame, in programma tra una ventina di giorni, i destinatari dell’ordinanza di oggi (10 sono finiti in carcere e sette ai domiciliari) dovranno difendersi dalle accuse, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza, esercizio abusivo dell’attivita’ finanziaria, violenza privata, trasferimento fraudolento di valori, e truffa, delitti anche aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

L’operazione, denominata “Kossa” (dall’antica denominazione di Cassano allo Ionio), è giunta al termine di “un’attività investigativa difficile, strutturata, che non ha il supporto di alcun collaboratore di giustizia” spiega Gratteri alla stampa. “Abbiamo deciso di investire più uomini e mezzi perché si tratta di una famiglia di ‘ndrangheta che aveva l’ossessione del controllo del territorio, non solo sul piano fisico , ma anche economico. Si tratta di famiglie che hanno un pedigree di ferocia, perché queste famiglie hanno insanguinato per anni interi ambiti e territori della provincia di Cosenza”.

L’INDAGINE – In azione dalle prime ore del 16 febbraio le squadre mobili di Cosenza, Catanzaro, Salerno e Forlì-Cesena, appoggiate dal Servizio centrale operativo e da volanti del Reparto prevenzione crimine. Stando alla ricostruzione degli inquirenti la cosca dei Forastefano sarebbe ripartita dopo gli interventi giudiziari del 2008 infiltrando il tessuto economico del territorio, in particolare il settore agroalimentare, principale risorsa della zona.

Nel mirino dell’organizzazione un’azienda di livello europeo, con sede in provincia di Ferrara, che commercializza prodotti ortofrutticoli. Altro settore dove la cosca si sarebbe inserita è quello legato al mondo degli autotrasporti, monopolizzato – secondo l’impianto accusatorio – con la complicità di un ‘cartello’ di ditte riconducibili, direttamente o indirettamente, al clan e votato all’acquisizione, spesso forzosa, delle commesse di altri operatori del settore.

Una penetrazione quasi totalizzante nel tessuto sociale ed economico della zona, resa possibile anche dalla pax mafiosa stipulata con gli storici rivali degli ‘zingari’ con i quali si sono in passato contrapposti per il controllo criminale.

Assieme alle ordinanze eseguite stamani è stato disposto anche il sequestro preventivo di terreni, fabbricati, quote societarie, imprese individuali e autovetture riconducibili a membri della famiglia Forastefano o ai loro prestanome, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.