Non si placano le polemiche per le improvvide dichiarazioni del Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri al Corriere della Sera: “Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Così è avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni”, ha risposto così il pm al collega che gli ha chiesto come mai spesso le sue inchieste vengano ridimensionate. Incalzato dal giornalista, “Che significa? Ci sono indagini in corso? Qualche pentito che parla anche di giudici?”, Gratteri ha replicato: “Su questo ovviamente non posso rispondere”.

Poche purtroppo sono state le reazioni in questi giorni, e oggi per fortuna è arrivata anche quella dell’Esecutivo di Magistratura Democratica: seppur “ben consapevoli di quanto sia importante la libertà di parola dei magistrati, anche quale prezioso strumento di difesa della giurisdizione” tuttavia, sottolinea l’esecutivo presieduto dal Segretario Nazionale Mariarosaria Guglielmi, “le parole del Procuratore Gratteri si trasformano nell’esatto contrario e in un rischio per il libero dispiegamento della giurisdizione”.

Non è affatto morbida l’analisi che fanno da Md, perché dicono chiaramente quello che a tutti, o quasi, è apparso chiaro, ossia che le parole del pm calabrese sono gravissime perché alluderebbero a pericolose complicità tra giudici e malavita: “Non crediamo – scrivono –  che la comunicazione dei Procuratori della Repubblica possa spingersi fino al punto di lasciare intendere che essi siano gli unici depositari della verità, e di evocare l’immagine del giudice che si discosti dalle ipotesi accusatorie come nemico o colluso“.

“Con un tale agire – prosegue la nota di Md – il Pubblico Ministero dismette il suo ruolo di primo tutore delle garanzie e dei diritti costituzionali – a partire dal principio di non colpevolezza – e assume quello di parte interessata solo al conseguimento del risultato, lontano dalla cultura della giurisdizione e dall’attenzione all’accertamento conseguito nel processo“.

A Gratteri, sostengono da Md, andrebbe ricordato anche che “La Direttiva 2016/343/UE del 9 marzo 2016, all’art. 4, prescrive agli Stati membri di ‘adottare le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persone come colpevole’. Crediamo  – conclude la nota – nel ruolo del Pubblico Ministero che agisce nella consapevolezza della necessaria relatività delle ricostruzioni accusatorie, della necessità di verificarle nel contraddittorio, e del ruolo del giudice terzo e indipendente”.

Temiamo purtroppo che questa indignazione, arrivata se non erriamo nel silenzio delle altre associazioni di magistrati, non servirà a smuovere le giuste coscienze e i giusti organi che potrebbero invece aprire una seria riflessione, prodromica chissà anche ad un richiamo disciplinare, in merito a quanto affermato da Gratteri. Dal Csm tutto tace ovviamente, mentre l’Anm ha già seppellito la questione e lo ha fatto con una dichiarazione del Presidente Santalucia, giunta dopo che Gratteri aveva commentato a sua volta il durissimo comunicato dell’Unione delle Camere Penali.

Ecco ricostruita la sequela di dichiarazioni.

I penalisti italiani hanno fortemente stigmatizzato le dichiarazioni di Gratteri: “Queste affermazioni rappresentano un attacco di inaudita gravità all’autonomia e indipendenza dei giudici. L’Unione scrive al CSM per le sue opportune valutazioni, e ad ANM per conoscere quali iniziative intende porre in essere a tutela dei giudici che non hanno condiviso, o eventualmente non condivideranno, le ipotesi accusatorie a fondamento delle indagini del Dott. Gratteri”.

A ciò è seguita una nota all’Ansa del Procuratore di Catanzaro che si è rivolto proprio all’Ucpi: “Sono a conoscenza della nota inoltrata dalle camere penali, ma ribadisco nuovamente, come fatto anche in passato, che il riferimento alle scarcerazioni e a quello che accadrà in futuro sta a significare che io e il mio ufficio siamo assolutamente convinti, sulla base delle indagini fatte, della bontà delle nostre richieste nel pieno rispetto delle norme processuali ivi compreso il diritto all’impugnazione dei provvedimenti riconosciuto ad entrambe le parti processuali”.

Non occorre commentare l’antinomia di questa dichiarazione con quanto affermato invece al Corsera. Comunque a mettere una pietra sul “Caso Calabria”, come lo ha intitolato Md, è arrivato proprio il Presidente dell’Anm, Santalucia che in maniera pilatesca ha dichiarato: “La nota oggi diffusa (ieri da Gratteri, ndr) nella parte in cui sottolinea il rispetto delle norme processuali e fa richiamo agli strumenti delle impugnazioni come legittima reazione, dentro il processo, a provvedimenti non condivisi, sembra poter dissipare perplessità e chiarire equivoci”. A Repubblica Santalucia si è spinto oltre e, commentando l’altra incredibile dichiarazione di Gratteri sull’intreccio tra la sua inchiesta e la crisi di governo, ha detto: “Anzi, sa cosa penso? Che forse ha ecceduto nel giustificarsi al contrario quando ha parlato delle regionali e dell’esigenza di aspettare”.

Nel pomeriggio di domenica, è di nuovo l’Unione delle Camere Penali ad intervenire chiedendo che il “caso Gratteri non sia frettolosamente liquidato“. Lo fa indirizzando una lettera proprio al Presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia: “Crediamo sia doveroso mettersi tutti nei panni di quei Vostri Colleghi (Giudici del merito e della Corte di Cassazione) che già dalle prossime ore saranno destinatari delle iniziative di impugnazione avverso questa ennesima infornata di arresti; e magari, già che ci siamo, anche in quelli degli avvocati che dovranno patrocinarle. Ed è questa la ragione per la quale ci siamo permessi di rivolgerci a Voi. Non avvertite alcun problema? Non registrate un qualche possibile disagio? Non ritenete di dover far giungere a quei giudici la piena, solidale vicinanza dell’Associazione nazionale magistrati a difesa della loro indipendenza, integrità e libertà morale? O altrimenti dobbiamo immaginare che il tema della indipendenza e della autonomia della magistratura vale solo a salvaguardia delle iniziative giudiziarie delle Procure, ma non dei Giudici che ne vagliano il fondamento? Mi consenta di esprimere l’auspicio che questa vicenda, lungi dall’essere così frettolosamente liquidata, possa costituire l’occasione per un franco e leale dibattito pubblico, come merita la cruciale rilevanza delle questioni che essa implica”.

Non possiamo non concludere quindi con la domanda retorica (?) che si è posto l’avvocato Valerio Spigarelli in un suo dialogo con il professor Giorgio Spangher in un video sulla pagina facebook L’Asterisco: “Perché Santalucia non vede questa enormità? In questo contesto manca la difesa della giurisdizione proprio da chi la dovrebbe difendere”.