E alla fine, dopo tre mesi di ultimatum, parlò il Garante della privacy. «L’Associazione Rousseau – si legge in una lunga e giuridicamente complessa nota – deve consegnare entro 5 giorni dalla presente decisione i dati personali degli iscritti al Movimento in suo possesso al Movimento stesso in quanto titolare di quei dati». Bene. Fine della super tecnica querelle che ha bloccato, nei fatti, l’attività politica del Movimento, quella di assistenza della piattaforma e, più di tutto, l’attesa investitura di Giuseppe Conte come leader del partito con la più alta rappresentanza in Parlamento? Macché. Siamo ancora al ping pong. E probabilmente servirà un altro giro di popcorn.

Qualcosa però è successo. A nessuno, tranne Conte («È stata fatta finalmente chiarezza, adesso basta perdere tempo») ieri sera erano ancora chiare le conseguenze della decisione del Garante. Gli stessi parlamentari, confusi e rammaricati per lo stallo, in assenza di una interlocuzione reale con i responsabili, hanno chiesto un’assemblea da tenersi il prima possibile. Entro il fine settimana. In realtà, domenica sera scadono i cinque giorni indicati come tempo massimo per la consegna dei dati. Dunque l’assemblea rischia di arrivare tardi. Anche se, dal tono della risposta di Casaleggio, non dovrebbe succedere nulla prima che venga esaminato il ricorso che lui stesso presenterà rispetto alla decisione del Garante. Che, sottolinea Casaleggio con una punta di sarcasmo, «ha deciso nella inusuale modalità monocratica, e non collegiale come secondo prassi”. Il “giudice” è l’avvocato Pasquale Stanzione «nominato durante il governo Conte 2».

Mettiamo via un attimo questa punta di veleno e cominciamo dall’inizio. La causa di tutto, ma non la sola, sono i soldi. Dalla fine dell’anno scorso Davide Casaleggio ricorda ai parlamentari che ciascuno ha firmato una scrittura privata con cui si impegna tra le altre cose a dare ogni mese 300 euro alla piattaforma Rousseau per l’assistenza digitale all’incarico parlamentare. I morosi erano e sono rimasti tanti, un centinaio di eletti. Circa la metà ha lasciato il Movimento, gli altri restano ma non pagano. Nel frattempo il crollo del Conte 2 ha portato alla crisi anche politica del Movimento guidato nei fatti da Vito Crimi che però non è stato eletto da nessuno. Così come Conte che non è iscritto al Movimento e neppure può farlo finché Casaleggio non apre la piattaforma per la sua investitura. Insomma qui siamo da mesi: al gatto che si morde la coda. Casaleggio, che tiene le chiavi di Rousseau compresi i dati degli iscritti, pretende che tramite la sua piattaforma sia votato il Direttorio a 5 che il congresso del Movimento ha indicato a guida del Movimento.

Conte non ne vuol sapere di Direttorio, vuole i “pieni poteri” e ha iniziato la guerra delle carte bollate. Il risultato è la guerra dei Roses e un certo crescente nervosismo anche in uno atarassico come Conte che più volte ha già promesso «lo statuto del nuovo Movimento». L’ultima scadenza nota era il 31 maggio. Forse Conte confidava per quella data proprio nel verdetto del Garante. È arrivato un giorno dopo. E va, a quanto pare nella direzione auspicata dall’ex premier. Il Movimento 5S e l’Associazione Rousseau risultano essere, rispettivamente, «titolare e responsabile del trattamento dei dati degli iscritti al Movimento». In base alla normativa sulla privacy, il responsabile, «su scelta del titolare del trattamento dei dati», è tenuto a cancellare o restituire tutti i dati personali, «dopo che è terminata la prestazione dei servizi richiesti relativi al trattamento». In quanto titolare del trattamento il Movimento ha quindi diritto, sottolinea il Garante, di disporre dei dati degli iscritti e di poterli utilizzare per i suoi fini istituzionali. Poi si arriva al passaggio chiave: «L’Associazione Rousseau dovrà consegnare a M5s, entro 5 giorni, i dati degli iscritti di cui l’Associazione è responsabile». Potrà però, «continuare ad utilizzare i dati di quegli iscritti rispetto ai quali è anche titolare del trattamento».

Se Conte e il Movimento interpretano all’unisono («è stato spazzato via ogni pretesto. Ora si parte, si guarda avanti, non c’è un minuto da perdere. Dispiace aver perso tanto tempo a causa di ostacoli strumentali»), Casaleggio fa altrettanto ma in direzione opposta. «È ovvio – replica sul suo blog – a tutti che se i dati vengono richiesti dal titolare, il responsabile dei dati deve consegnarli». Peccato, aggiunge, che «il Garante non specifica chi sia il rappresentante legale, il legittimo titolare dei dati al quale Rousseau può consegnarli». Non lo hanno saputo indicare le aule dei tribunali. «Chiederemo lumi a Garante» promette Casaleggio.

La querelle potrebbe quindi continuare. L’ Associazione Rousseau ha diritto di opporsi all’ingiunzione entro 30 giorni. Fonti vicine a Conte fanno notare che nella lunga nota il Garante cita non solo l’associazione M5s come titolare dei dati ma anche, e per due volte, il «rappresentante legale pro-tempore», cioè Vito Crimi a cui vanno consegnati i domini dei siti “movimento5stelle.it” e “tirendiconto.it”. Dunque il problema indicato non ci sarebbe. E anzi, se si rifiuta, lo stesso codice della Privacy prevede una multa pari a dieci milioni di euro. Per arrivare alla fine, serve, appunto, un secondo giro di popcorn.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.