Kiev è sotto assedio. Sono ore decisive nella guerra in Ucraina. La Russia avanza e il Presidente del Consiglio Mario Draghi nella sua informativa in Aula alla Camera mette al centro la crisi energetica che ha già fatto schizzare i prezzi delle materie prime e delle bollette nei primi mesi del 2022 e che potrebbe aggravarsi per via del conflitto in Est Europa. Il 37,8% del gas consumato in Italia nel 2021 è arrivato dalla Russia tramite gli oleodotti. Pochi i rigassificatori in funzione, ha detto Draghi annunciando che l’esecutivo valuta la ri-apertura delle centrali a carbone.

“Il Governo è al lavoro inoltre per aumentare le forniture alternative. Intendiamo incrementare il gas naturale liquefatto importato da altre rotte, come gli Stati Uniti. Il Presidente americano, Joe Biden, ha offerto la sua disponibilità a sostenere gli alleati con maggiori rifornimenti, e voglio ringraziarlo per questo. Il Governo intende poi lavorare per incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico, come il Tap dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia“, ha detto Draghi. “Il governo è al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica. Ci auguriamo che questi piani non siano necessari, ma non possiamo farci trovare impreparati”.

Il premier ha spiegato che “in Italia, abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi all’anno nel 2000 a circa 3 miliardi di metri cubi nel 2020, a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi”. E quindi è necessario “procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità e evitare il rischio di crisi future. Il Governo monitora in modo costante i flussi di gas, in stretto coordinamento con le istituzioni europee. Le sanzioni che abbiamo approvato, e quelle che potremmo approvare in futuro, ci impongono di considerare con grande attenzione l’impatto sulla nostra economia. La maggiore preoccupazione riguarda il settore energetico, che è già stato colpito dai rincari di questi mesi: circa il 45% del gas che importiamo proviene infatti dalla Russia, in aumento dal 27% di dieci anni fa. Le vicende di questi giorni dimostrano l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni“.

Il premier ha descritto il governo al lavoro per fornire risposte ai cittadini in questo momento delicato e di grande incertezza. “Il Governo italiano ha sempre auspicato, insieme ai suoi partner internazionali, di risolvere la crisi in modo pacifico e attraverso la diplomazia. Qualsiasi dialogo, però, deve essere sincero e soprattutto utile. Le violenze di questa settimana da parte della Russia rendono un dialogo di questo tipo nei fatti impossibile”. La priorità è “rafforzare la sicurezza del nostro continente e applicare la massima pressione sulla Russia perché ritiri le truppe e ritorni al tavolo dei negoziati”.

La situazione è incandescente, tanto che Draghi non è riuscito a parlare con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Ieri al Consiglio europeo ha preso parte anche il presidente Zelensky, è stato un momento davvero drammatico, è nascosto in qualche parte di Kiev e ha detto che lui e l’Ucraina non hanno più tempo e che lui e la sua famiglia sono l’obiettivo. È stato davvero un momento drammatico. Oggi, stamattina, mi ha cercato, abbiamo fissato un appuntamento telefonico per le 9:30 ma non è stato poi possibile fare la telefonata perché il presidente Zelensky non era più disponibile”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.