Che fare contro il probabile nuovo aumento dei prezzi del gas in Italia, conseguenza della guerra in atto in Ucraina tra il governo di Kiev e quello di Vladimir Putin, che da dalla notte di giovedì 24 febbraio ha iniziato l’invasione oltrepassando il Donbass?

È la ‘domanda delle domande’ per Mario Draghi, il presidente del Consiglio che di fronte a rincari che rischiano di compromettere la ripresa economica ha chiarito oggi, parlando alla Camera nella sua informativa sulla crisi in Ucraina, che di fronte alla crisi energetica il Paese deve lavorare per “aumentare le forniture alternative” da quella russa, col gas di Mosca che equivale al 43% di quello importato.

Ma la crisi in atto secondo Draghi “dimostra l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni”. Per questo il premier nel suo discorso ha aperto ad un possibile ritorno al carbone: “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”, ha spiegato in Aula Draghi.

Lo stato del carbone in Italia

Attualmente nel Paese vi sono ancora sette centrali a carbone in funzione: si stratta della centrale “Eugenio Montale” di Vallegrande (La Spezia), la centrale “Andrea Palladio” di Fusina (Venezia), la centrale di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, la centrale “Federico II” di Brindisi e la centrale “Grazia Deledda” di Portoscuso (Sud Sardegna), la centrale di di Monfalcone (Gorizia) e quella di Fiume Santo (Sassari). Le prime cinque appartengono all’Enel, quella di Monfalcone alla A2A e l’ultima, quella di Fiume Santo, al gruppo energetico ceco EPH.

Ad oggi i sette impianti producono poco più del sei per cento dell’elettricità usata in Italia e secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima firmato nel 2019, andavano dismesse entro il 2025 o riconvertirle in centrali a gas naturale.

La riattivazione

In realtà già lo scorso dicembre, di fronte all’impennata dei prezzi del gas, in misura straordinaria l’Enel aveva riacceso le unità a carbone della centrale Eugenio Montale” di Vallegrande, in provincia di La Spezia. Stessa sorte era toccata a quella della A2A a Monfalcone, anch’essa accesa per pochi giorni prima di venire nuovamente ‘spenta’ dai tecnici.

Le polemiche

La decisione prospettata da Draghi rischia di scatenare forti polemiche politiche. L’Italia alla conferenza sul clima di Glasgow dell’anno scorso si era impegna ad accantonare una tecnologia fortemente inquinante.

Ma una eventuale mossa del governo di ritornare, anche se per un periodo limitato, allo sfruttamento del carbone nei sette impianti presenti sul territorio rischia di provocare le proteste delle comunità. Cittadini che sono già inferociti contro la prospettata trasformazione delle centrali dal carbone al gas: amministrazioni locali e ambientalisti vorrebbero infatti che gli impianti venissero ‘semplicemente’ dismessi perché anche il gas continuerebbe a causare emissioni di gas serra, anche se in misura minore.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia