La ‘corrispondenza’ è solo quella su un foglio di carta dentro una busta con il francobollo e l’indirizzo scritto a penna. La sua segretezza ed inviolabilità, come stabilito dalla Costituzione, vale esclusivamente quando è in essere una attività di “spedizione o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito”. Per questa ragione la corrispondenza effettuata mediante posta elettronica o altre forme di messaggistica digitale, tipo WhatsApp, è semplicemente un banale ‘documento’ che può essere sequestrato senza alcun problema.

Con tale interpretazione ottocentesca degli scambi epistolari, il gip di Genova Claudio Siclari ha archiviato questa settimana la denuncia presentata da Matteo Renzi per il reato di abuso d’ufficio nei confronti dei magistrati della Procura di Firenze. L’allora procuratore Giuseppe Creazzo, l’aggiunto Luca Turco ed il pm Antonino Nastasi, come si ricorderà, avevano inserito nel fascicolo dell’indagine sulla Fondazione Open dei messaggi WhatsApp che l’ex premier aveva scambiato con un imprenditore e che erano stati acquisiti dopo il sequestro del cellulare di quest’ultimo, insieme anche a delle sue mail e ad alcuni estratti conto. Con un provvedimento di appena 4 pagine, che non può essere nemmeno impugnato, il giudice Siclari ha così confermato la tesi dei colleghi di Firenze che, comunque, da qualche anno è quella prevalente.

Fino a qualche anno fa, infatti, questo genere di comunicazioni erano equiparate alla tradizionale corrispondenza, prima che il cambio di rotta azzerasse le garanzie costituzionali. “I giudici hanno detto che WhatsApp non è comunicazione né conversazione né corrispondenza. L’estratto bancario non lo è. Le email non lo sono. Che cosa rimane? Il piccione viaggiatore? I segnali di fumo? Sull’alfabeto morse si può ragionare…”, è stato il commento a caldo di Renzi. “L’’articolo 68 comma 3 della Costituzione dice che serve l’autorizzazione del Parlamento per sottoporre a intercettazione di conversazione o comunicazioni e sequestro di corrispondenza un parlamentare e specifica ‘in qualsiasi forma’”, ha aggiunto l’ex premier. “Paletto” superato da questa interpretazione estensiva delle toghe. che considera la messaggistica e la posta elettronica memorizzate nei supporti informatici del mittente ovvero del destinatario dei comuni documenti.

L’archiviazione è avvenuta in tempi ultra rapidi, se si considera che la denuncia era stata presentata lo scorso 15 marzo e il 21 successivo il pm aveva già deciso che era tutto in regola. “I giudici di Genova hanno archiviato la mia denuncia contro i giudici di Firenze. In 6 giorni hanno chiesto l’archiviazione dei colleghi fiorentini. 6 giorni perché sono efficienti, non perché sono permeati di cultura corporativa…”.
Le toghe, a differenza dei comuni mortali, beneficiano di una corsia privilegiata. I procedimenti nei loro confronti sono prioritari e passano davanti a tutti gli altri. Lo ha stabilito il Consiglio superiore della magistratura.

L’archiviazione della sua denuncia è stata anche l’occasione per Renzi di tornare sulle toghe di sinistra che lo hanno messo da tempo nel mirino. A Firenze “c’è un procuratore, Luca Turco (toga progressista ndr), che indaga la famiglia Renzi affiancato da un ufficiale della guardia di Finanza, Adriano D’Elia, comandante provinciale del nucleo di polizia tributaria, che per tre anni, dal 2014 al 2017, fa della caccia ai Renzi la sua ragione di vita”, aveva scritto, non smentito, Luca Palamara nel suo ultimo libro. “Io non ce l’ho con Magistratura democratica, è magistratura democratica che ce l’ha con me. Se noi abbiamo una corrente della magistratura che dice che intorno a un avversario politico va stretto un cordone sanitario siamo oltre il gioco democratico, perché i magistrati non stringono cordoni sanitari, perseguono reati”, ricorda Renzi che poi aggiunge: “Questo è un problema enorme per la giustizia perché se tu magistrato hai bisogno della corrente per fare carriera, se ti arriva Renzi da giudicare tu è difficile che lo assolva se il direttore della tua rivista scrive che bisogna stringere un cordone sanitario attorno a lui”.