Uno dei miei amici più cari si chiama Marco Carrai. Anche lui è stato indagato con me per la vicenda Open. E lui ha vinto tre ricorsi in Cassazione contro i Pm fiorentini. Nessuno sa che nelle stesse ore della perquisizione Open, Carrai è stato vittima di uno strano comportamento del dottor Nastasi, nel frattempo trasferitosi a Firenze per impreziosire la squadra guidata da Creazzo. Davvero un dream team di investigatori, talmente capaci da farsi smentire in più circostanze dalla Cassazione.
La vicenda Carrai è meno grave, ovviamente, di quella di Rossi, ma altrettanto incredibile. Il mattino del 15 novembre 2019 atterra a Firenze la signora Banybah, assistente personale del presidente della Repubblica del Togo.

Il presidente è cliente storico di un prestigioso negozio di via Tornabuoni appartenente alla famiglia di Francesca Campana Comparini, moglie di Marco Carrai. La sua assistente ha con sé una cifra in contanti superiore di qualche migliaio di euro a quella prevista dalle norme statali e dunque viene giustamente sanzionata in via amministrativa dalle autorità doganali. E qui iniziano le stranezze. La signora non parla italiano. Il verbale viene redatto senza un interprete. Mentre la signora se ne va in albergo – da cui non uscirà fino al mattino successivo per lasciare immediatamente l’Italia dopo ciò che è accaduto – inizia uno strano intreccio di telefonate a vari livelli.
Nel pomeriggio Marco Carrai – che peraltro è il presidente della società di gestione dell’aeroporto –, informato dalla moglie dell’inconveniente occorso alla signora Banybah, alza il telefono e chiama il funzionario delle dogane. Per evitare problemi fa la telefonata in presenza di testimoni, tra cui un esponente delle forze dell’ordine. Sono le 16.58 e Carrai chiede di conoscere se è possibile e con quale procedura effettuare un ricorso per via amministrativa per chiedere il dissequestro. Domanda tecnica, ovviamente fatta per capire come aiutare la signora che non parla italiano e che è legata da uno storico rapporto di amicizia con la famiglia della moglie.

Tra l’ufficio delle dogane, la guardia di finanza e la procura si respira una strana eccitazione: forse qualcuno pensa di aver trovato la prova di strani giri di soldi all’estero. È come se gli inquirenti fossero da tempo a caccia di qualcosa e finalmente potessero collegare Carrai – che tutti sapevano essere uno dei miei più cari amici e che comunque in procura avevano particolarmente attenzionato – a finanziamenti esteri. Dalle 17 alle 20 l’attività è frenetica. Si scambiano documenti, si inviano verbali, si studiano le carte. Ma alle 20 il primo nucleo operativo metropolitano della guardia di finanza di Firenze mette per iscritto che «non sussiste elemento per procedere a un sequestro penale ipotizzando, nell’eventualità, il reato di riciclaggio». E spiega perché: «Le visure delle banche hanno dato esito negativo e le banconote non erano occultate in maniera particolare all’interno dei bagagli». Dunque, non c’è alcun elemento di problematicità nella relazione che la guardia di finanza consegna al Pm di turno. Solo che il Pm di turno si chiama Nastasi.

In procura lavorano su Open da tempo, anche se ancora non hanno iscritto tutti gli indagati, e paventano che ci siano ipotesi di finanziamento dall’estero. Ecco perché un banale controllo amministrativo diventa il pretesto per una indagine in grande stile, condotta con notevole dispendio di energia, correndo sui tempi. Ma la guardia di finanza mette nero su bianco che il reato di riciclaggio non è ipotizzabile. Solo che a Nastasi non interessa. Alle 20 Nastasi riceve il rapporto della guardia di finanza. Lo legge. E decide comunque di fare come vuole. Alle 20.20 ordina l’iscrizione nel registro degli indagati della signora Banybah. Le dà un avvocato difensore, ma ovviamente non le dà un interprete, pur sapendo benissimo fin dal mattino che non parla italiano. Nel frattempo non indaga Carrai e la moglie, subito. L’avviso di garanzia immediato ai coniugi Carrai avrebbe costretto il Pm a interrogare i due in presenza di un avvocato. E dunque invierà l’avviso di garanzia solo dopo qualche settimana.

Nel frattempo però ordina di mettere sotto controllo le utenze telefoniche dei coniugi Carrai e invia a casa loro la finanza, in piena notte. Ma perché un cittadino, normale, incensurato, non indagato deve ricevere questo trattamento? La relazione peraltro dice che non c’è riciclaggio ma Nastasi va avanti lo stesso e non li indaga subito in modo tale che l’interrogatorio sia senza avvocato. Un interrogatorio notturno: nemmeno nei film. Suona il campanello in via dell’Erta Canina. Si svegliano tutti, madre, padre, due figli, i cani. Francesca Comparini Carrai, incinta, viene torchiata dalla guardia di finanza su richiesta di Nastasi dalle 0.55 fino alle 2 di notte davanti ai bambini preoccupati dall’intrusione notturna. E per cosa? Perché il presidente del Togo è suo cliente e la sua assistente non conosce le leggi italiane sul contante. Pazzesco. Carrai se la cava in meno di mezz’ora. Alle 2.20 del mattino il verbale viene firmato. Perché? Che bisogno c’era?

Che senso ha questo trattamento che non viene riservato neppure ai mafiosi? E perché, se il reato è così grave, non vengono iscritti in modo da interrogarli senza avvocato difensore? Dopo qualche settimana i Carrai vengono indagati. Nelle carte non c’è nulla. Nelle intercettazioni l’unica cosa che pare attirare l’attenzione degli investigatori è una telefonata tra la signora Carrai e mia moglie, amica e madrina di battesimo del piccolo Leone Carrai, una telefonata in cui Francesca si lamenta per la visita della GdF a notte fonda «molto fuori misura per entrare in casa nostra, ecco capito». Casualmente l’unica cosa che sembra interessare è che parli con mia moglie, chissà perché. E Agnese che naturalmente si limita a condividere lo stupore e il dispiacere per la sofferenza di Francesca. Tutto qui. Una ipotesi di reato che non c’è. Un inspiegabile interrogatorio notturno. Una particolare modalità di procedere per cui la finanza mette per iscritto una cosa e il Pm fa l’opposto. Intercettazioni senza senso.

Voi direte: lo dici tu che sei di parte. No, non lo dico io. E stavolta non lo dice nemmeno la Cassazione. Non fa in tempo, la Cassazione. Perché ad annullare la follia di Nastasi è direttamente il Tribunale del riesame che ordina di distruggere tutto il materiale sequestrato ai coniugi Carrai, perché questa storia non sta insieme.
Chissà se Nastasi si ricorda «nitidamente» perché ha voluto mandare la finanza a svegliare una donna incinta e i suoi bambini piccoli. Quanto accadde a Siena in una notte tragica del marzo 2013 è molto più grave di quanto è accaduto a Firenze in una notte fortunatamente non tragica del novembre 2019. Ma questo modo di procedere mi è sufficiente perché io possa dire a Nastasi, a voce alta, «Io di lei non mi fido».

Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
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