Dopo aver incassato martedì il sì della Giunta per le immunità del Senato, che ha votato a favore della relazione della senatrice Modena che ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale contro i magistrati di Firenze che indagano contro di lui per il caso della Fondazione Open, il leader di Italia Viva Matteo Renzi questa mattina si è recato in casa del ‘nemico’.

Accompagnato dagli avvocati Caiazza e Bagattini, l’ex premier ha infatti incontrato i pm fiorentini titolari dell’inchiesta sulla Fondazione Open, un incontro concordato da giorni ma tenuto segreto, come riporta oggi Repubblica.

Renzi però non si è sottoposto ad interrogatorio: la scelta è stata quella di depositare una memoria difensiva di cinque pagine dopo aver incontrato per pochi minuti i due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Luca Turco e Antonino Nastasi, e il procuratore capo Giuseppe Creazzo.

A comunicare quanto accaduto, non mancando di mandare bordate ai magistrati fiorentini, è stato lo stesso Renzi questa mattina sui social. Qui il leader di Italia Viva si è scagliato contro quello che ha definito un “processo politico” che “negli annali della cronaca giudiziaria come uno scandalo nel quale gli indagati non hanno violato la Legge mentre i pubblici ministeri hanno violato la Costituzione”, ricordando come la Cassazione “ha già smontato in quattro diverse sentenze l’impianto dei pm”.

Renzi però, rivendicando il suo comportamento, spiega che “un politico non deve scappare dalla giustizia”. “In passato miei colleghi parlamentari hanno utilizzato le prerogative dell’articolo 68 della Costituzione per chiedere di non essere giudicati. Io no, io voglio il contrario”, spiega sui social il numero uno di Italia Viva, che dà quindi appuntamento al Senato. “Interverrò in aula, immagino a gennaio, per spiegare come questa vicenda sia importante non tanto per me (per il mio processo cambia poco) quanto per le Istituzioni”, aggiunge il senatore.

Quindi l’ex premier entra ‘nel merito’ delle accuse della procura di Firenze nei suoi confronti e nei confronti della stessa Fondazione Open: “I pm hanno speso centinaia di migliaia di euro pubblici per dimostrare che i nostri finanziamenti privati non sono formalmente corretti: noi con cinque pagine abbiamo replicato alle 94.000 pagine dell’accusa, ridondanti e piene di errori. L’accusa impiega 94.000 pagine a spese del contribuente per sostenere una tesi che non esiste. A noi bastano cinque paginette a nostre spese per mostrare gli errori più grossolani”.

Una vicenda giudiziaria che, ammette Renzi, “durerà per anni”. Da Renzi però arriva anche un messaggio di speranza per i ragazzi più giovani: “Credete nella giustizia, anche quando vi sembra difficile farlo. Perché anche quando ti entrano nella vita privata in modo illegittimo, quando ti controllano le email degli ultimi 12 anni, quando ti pubblicano in modo illegittimo l’estratto conto e i singoli movimenti bancari, quando i tuoi amici e la tua famiglia pagano un prezzo salato per la tua notorietà, quando vogliono impedirti di fare politica utilizzando presunti – e inesistenti – reati formali, anche allora bisogna credere nelle Istituzioni di questo Paese. Il giorno dopo aver vinto il primo round in Senato io sono andato dai magistrati a dire che voglio giustizia, non che scappo dal processo”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia