Massimo D’Alema e la scrittrice Fang Fang: la Cina e il Coronavirus visti da due angolazioni differenti. L’ex Presidente del Consiglio è l’autore del libro dall’importante titolo: Grande è la confusione sotto il cielo, da poco uscito per i tipi della Donzelli. La massima di Confucio (da molti attribuita a Mao Tse Tung, oppure, al contrario, una massima di Mao Tse Tung attribuita a Confucio): «Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione, quindi, è eccellente» ha un significato profondo: i recenti movimenti geopolitici dove porteranno?

Chi scrive è il Massimo D’Alema Professore alla Link Campus University di Roma il cui presidente è l’onorevole nonché ex ministro democristiano Vincenzo Scotti. Un doveroso breve inciso: è in quella Università’ che si sono formati, già prima che l’ex segretario della Fgci fosse cooptato nel corpo docente, alcuni futuri importanti politici del Movimento Cinque Stelle. Tra i più noti l’ingegnere Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa (ex membro del Copasir), nonché l’ex Ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Torniamo al testo vergato da Massimo D’Alema. Il libro è un antologia: raccoglie i testi di alcune lezioni tenute dall’ex Ministro degli esteri, ma la parte del libro più interessante, pungente e citata è la lunga introduzione “La bufera del coronavirus”, curiosamente scritta o per lo meno terminata, come riportato sul testo, il 25 aprile quando si festeggia la Liberazione. Trattando di riflessioni sulla crisi dell’ordine mondiale la Cina è un importante attore della dissertazione. Massimo D’Alema ha ragione quando scrive: «La Cina sembra essere in grado di tornare a parlare al mondo. La crisi ha messo in luce i difetti e le qualità del socialismo con caratteristiche cinesi. Il ritardo nell’allarme è il prezzo pagato alla mancanza di libertà». L’altra faccia della medaglia è nota: «La forza della risposta, la coesione e la disciplina con cui i cinesi hanno saputo arginare l’epidemia e rimettersi in cammino dimostrano non solo l’efficacia di un sistema in cui la politica è in grado di prendere decisioni ed eseguirle, ma anche la robustezza delle radici culturali e civili della potenza cinese».

Ci sono diversi però. È vero ed è noto: dopo “il secolo delle umiliazioni” la Cina vuole tornare a essere considerata una grande potenza (così come per raggiungere il medesimo obiettivo anche la Russia di Vladimir Putin e gli Stati Uniti di Donald Trump fanno leva su sentimenti nazionalistici). È vero che l’allargamento del consenso della Cina è passato anche attraverso la “politica delle mascherine”, ma è anche vero che, come con grande onestà scrive l’autore, il modello di governance autoritario cinese ha prodotto “il ritardo nell’allarme” quando il virus in Cina era già presente e individuato da molti medici. Ma non è forse vero che questo doloso ritardo è la causa della tragedia globale? Senza inciampare nella retorica catastrofista e complottista non possiamo forse affermare che, studi alla mano, la pandemia in quanto tale è figlia dei ritardi, delle timidezze, delle minacce del “socialismo con caratteristiche cinesi”?

La seconda parte dell’affermazione di Massimo D’Alema è tragicamente vera: le democrazie sono deboli, il sistema a partito unico cinese «è in grado di prendere decisioni ed eseguirle». Da quelle parti non si discute sull’ambiguità della parola “congiunti”: si ubbidisce e basta. Da quelle parti la censura regola toni e giudizi, il dissenso non è omologato. E la disobbedienza al verbo del Partito unico può comportare un prezzo molto alto. Ed ecco che qui s’inserisce il libro (anche questa è un’antologia) di Fanf Fang, nota scrittrice cinese, alcuni suoi romanzi sono stati tradotti anche in italiano. Wuhan. Diari di una città chiusi (Rizzoli) ci fa capire quali angosce abbiano vissuto quest’inverno gli abitanti della città focolaio cinese. Dove i medici che avevano fin dall’inizio intuito la gravità e la contagiosità della malattia non avevano il «coraggio di dirlo, avevano tutti paura di essere messi a tacere».

La censura e il tacere ricorrono spessissimo nel testo. La scrittrice insiste: «anche se tutti i miei post vengono cancellati dalla censura subito dopo essere stati pubblicati. Molti miei amici mi hanno chiamato per spronarmi a continuare; approvano ciò che sto facendo. Altri temono che possa trovarmi in una situazione difficile, ma io penso che andrà tutto bene». Alcune descrizioni di quando il virus inizialmente a Wuhan dilagava sono strazianti: «molti infetti stanno trascinando i loro corpi malati in giro per la città in cerca di cure. Non hanno scelta; sono costretti a farlo se vogliono sopravvivere. Non c’è alternativa».

Ancora una volta Massimo D’Alema ha ragione quando affrontando il tema della politiche interne all’Europa afferma «non ci sarebbe affatto da lamentarsi se l’Unione europea imponesse un coordinamento delle politiche fiscali in modo tale da impedire la scandalosa concorrenza per attrarre, attraverso la detassazione, capitali e imprese. Non farebbe scandalo se l’Unione stabilisse degli standard dal punto di vista dei diritti sociali in modo tale da evitare il dumping e soprattutto da offrire un quadro di garanzie a tutti i cittadini europei». D’accordo. Perché, parimenti, non s’invoca con forza la reciprocità con la Cina? Il dumping sociale è solo intra o può essere anche globale? I diritti dell’uomo sono universali o, come ben descrive la scrittrice Fang Fang, sono un privilegio non per tutti. Molti ex politici italiani sono diventati consulenti della Cina (Massimo D’Alema lo è nel settore sanitario), non c’è nulla di male: pecunia non olet. Calpestare la storia, le lotte e i diritti non è reato, ma potrebbe essere imbarazzante.