Colleziona una brutta figura dietro l’altra. L’Unione Industriali di Napoli non riesce proprio a uscire dall’impasse. Una pagina triste dell’associazione che infatti vorrebbe tanto tenerla segreta tra le stanze di Palazzo Partanna. Invece le notizie trapelano, qualcuno “tradisce”, qualcun altro tenta di metterci una pezza, tutti fanno una figura barbina. L’ultimo episodio della querelle che ha travolto gli industriali napoletani risale a due giorni fa quando Confindustria nazionale invia, in forma riservata, una lettera ai colleghi di Napoli. La missiva in sostanza dice: basta con queste beghe, sedetevi attorno a un tavolo e trovate un accordo e, soprattutto, riconoscete Est(ra) Moenia come un valore aggiunto.

L’associazione che fa capo ad Ambrogio Prezioso e a Francesco Tavassi era stata la pietra miliare dello scontro che ha frantumato l’unità delle imprese partenopee. Ebbene, la lettera è stata prima diffusa in via ufficiosa e poi ritirata da Roma perché “è venuto meno il carattere di riservatezza”. Nel frattempo, da Palazzo Partanna gridavano addirittura alla fake news: è un falso, la lettera non esiste (noi l’abbiamo e l’abbiamo letta, tutta, ndr). Un’affermazione gravissima che, come da noi prospettato ieri, serviva solo a prendere tempo. Quale tempo? Il tempo necessario ad Antonio D’Amato, vero dominus, per parlare con Roma e cercare di fargli fare un passo indietro. Ci è riuscito. Infatti Roma nascondendosi dietro la foglia di fico della mancata riservatezza, prova a metterci una pezza e annulla tutto. Ma peggio la pezza del buco. A voi pare tutto normale? Perché di normale non c’è nulla. Praticamente, la letterina che doveva rimanere privata ma con dei contenuti forti e chiari, esce dalle stanze del palazzo e non vale più nulla. Perde il valore formale ma non sostanziale. Infatti da Roma nessuno ha smentito il contenuto della lettera che perde il valore formale ma non sostanziale.

Lettera che boccia senza possibilità d’appello la linea di Antonio D’Amato secondo la quale Ambrogio Prezioso e gli altri di Est (ra)Moenia sono da considerarsi “nemici giurati” dell’Unione Industriali di Napoli. Quindi teoricamente è ancora vero che il clima impone una necessaria conversazione tra gli industriali napoletani che invece di pensare alle imprese che muoiono, pensano a litigare per le poltrone. È ancora vero che Est (ra) Moenia deve essere considerata un valore aggiunto. Allo stesso tempo Roma fa sapere che ha piena fiducia nel presidente degli industriali napoletani Maurizio Manfellotto. Ma c’è una contraddizione non da poco: Manfellotto ammonì Est(ra) Moenia inviando addirittura lettere di censura e scoppiò il caos. Ora, da un lato Roma conferma la fiducia nel presidente, ma dall’altro gli dice di riconoscere come valore aggiunto Est(ra) Moenia. Si decidessero. La confusione generata da questa faccenda non è un bel vedere, visto che i protagonisti sono gli stessi che amministrano la comunità economica. Il che non ci fa stare proprio tranquilli.

C’è un vuoto nella classe dirigente che dovrebbe governare la nostra comunità economica, ma a quanto pare sul tavolo di Palazzo Partanna ci sono solo le puntate della querelle che va in scena da mesi e nient’altro. In tutto ciò, i co-protagonisti preferiscono non commentare. Invece di alzare la voce e condannare quello che sta accadendo nella loro associazione, preferiscono il silenzio. Anna Del Sorbo, presidente del Gruppo Piccola Industria dell’Unione Industriali di Napoli ha rilasciato al nostro giornale un chiaro: «no comment». La medesima risposta è arrivata anche da Costanzo Jannotti Pecci, fedelissimo di Antonio D’Amato, unico candidato alla presidenza degli industriali nelle elezioni: «non rilascio dichiarazioni, grazie». Fine della storia. Che qualcuno stia muovendo i fili e abbia ordinato “ai suoi” di stare in silenzio? È l’ipotesi più plausibile. Un bel silenzio per arrivare sereni e senza ulteriori scivoloni fino a maggio quando finalmente ci saranno le elezioni e si parlerà solo della vittoria e dei nuovi assetti di Palazzo Partanna.

Resta, però, che i membri della comunità economica di questa città, mentre centomila imprese campane sono a rischio fallimento e 20mila solo a Napoli hanno già chiuso, battibeccavano tra di loro un po’ sui giornali un po’ con lettere private. Una figuraccia che, siamo sicuri, gli addetti ai lavori non leggeranno, visto che la censura continua e nella rassegna stampa interna dell’Unione non compare nessun articolo polemico. Della serie, se non lo inseriamo in rassegna non succede veramente…

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.