Il fantasma dei deputati Cosimo Ferri, alias il “geco”, e di Niccolò Ghedini, storico difensore di Silvio Berlusconi, aleggia sull’Anac, mettendone a rischio la credibilità e l’autorevolezza. Per correre ai ripari è scattata una petizione contro le recenti nomine dei nuovi vertici dell’Authority anticorruzione post Raffaele Cantone. La raccolta di firme, di fatto contro il governo e contro la maggioranza giallo-rosa, è partita questa settimana. Il presidente e i componenti dell’Anac, infatti, sono nominati previa deliberazione del Consiglio dei ministri e previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti.

Per il presidente la proposta è del ministro per la Pubblica amministrazione, per i componenti la proposta è del ministro dell’Interno e del ministro per la Pubblica amministrazione. Primo firmatario dell’appello è il professore di diritto amministrativo dell’Università di Perugia, Enrico Carloni. Il docente umbro, già assessore del Pd nella giunta di Città di Castello (PG), è dal 2017 fra i collaboratori esterni dell’Anac con l’avallo dell’ex presidente Cantone, fresco di nomina da parte del Csm a procuratore di Perugia. Con lui c’è il whistleblower Andrea Franzoso, il funzionario di Ferrovie Nord Milano che nel 2015 denunciò sperperi di denaro da parte del suo presidente Norberto Achille. Le nomine non sarebbero fondate sull’indipendenza ma su “criteri che paiono di vicinanza personale e di spartizione politica”. A parte il neo presidente, l’ex segretario generale del Garante della Privacy, Giuseppe Busia, a suscitare obiezioni sono i nomi del pm Luca Forteleoni e dell’avvocato Paolo Giacomazzo.

Forteleoni, esponente di punta di Magistratura indipendente, da sempre legato a Ferri, è stato fino al 2018 consigliere del Csm. Giacomazzo, invece, ha collaborato per anni con lo studio legale padovano di Ghedini. «Se ci fosse stata una gara pubblica, avrei partecipato e magari avrebbero vinto altri migliori di me. Ma tutto è stato fatto senza trasparenza. E questo è grave», si inalbera Carloni. «Quale dipendente pubblico segnalerà fatti illeciti sapendo di rivolgersi a un’Autorità troppo vicina alla politica? Che effetto avranno i provvedimenti dell’Anac, il cui rispetto dipende dall’autorevolezza di cui gode nella Pubblica amministrazione e fra i cittadini?», si legge nell’appello.

La petizione è stata subito accolta con entusiasmo dagli editorialisti di punta del Fatto quotidiano, il principale sponsor dell’esecutivo Conte: Giancarlo Caselli, Gustavo Zagrebelsky, Tomaso Montanari, Nando Dalla Chiesa. «C’erano dubbi sull’utilità dell’Anac, se si lottizza — soprattutto da parte di chi si è presentato sulla scena politica invocando trasparenza e legalità — sarà certamente inutile», afferma lo storico dell’arte. E Dalla Chiesa rincara la dose: «L’economia infiacchita chiede più elasticità e deregulation, la contropartita dei controlli deve essere più rigorosa.  L’Europa ci guarda. Come difenderemo l’economia post Covid dalla corruzione è un test dal cui esito dipenderà se arriveranno investimenti. Non possiamo fallire».