«Ho sempre dormito poco, ma da quando sono diventato sindaco le mie ore di sonno sono ulteriormente diminuite. Mi succede perché sono preoccupato. Napoli non può essere tradita dalla politica, ho chiesto a Draghi un intervento in Finanziaria: altrimenti la nostra esperienza al Comune è già al capolinea». Non ci dorme la notte Gaetano Manfredi, come ha confessato ai giornalisti di Repubblica durante l’incontro organizzato dal quotidiano. Dorme poco, è pronto a dimettersi e lancia l’ultimatum. Il secondo.

Il primo lo lanciò alla vigilia della sua candidatura: o mi assicurate il Patto per Napoli o la città ve la amministrate voi e io non mi candido. A un mese dalle elezioni, di quel patto non c’è traccia e il sindaco ha già perso la pazienza. Scrivere “noi l’avevamo detto” è facile e ora inutile. Ma l’avevamo detto. Il Patto per Napoli aveva gambe tremolanti fin dall’inizio. Era un accordo fragile, messo in piedi da un gruppo esiguo di politici, fragili pure loro. Nessuna garanzia. Era un impegno sigillato da una stretta di mano, tante belle parole e tanto entusiasmo. E ora? L’ha illustrata il sindaco la situazione: «In questo momento, Palazzo San Giacomo ha bisogno di un’iniezione di 100-200 milioni di euro l’anno per cinque anni per garantire la spesa corrente e di un piano straordinario di almeno mille assunzioni». In questo momento, però, non ci sono né i soldi, né la possibilità di assumere nuovo personale.

Certo, bisognerà attendere la finanziaria di dicembre per tirare le somme, e bisogna sperare che il premier Mario Draghi decida di approvare una norma ad hoc per salvare il Comune dal dissesto. Nel frattempo c’è una città tradita dalla politica, che aspetta speranzosa che qualcuno si occupi di lei. E mentre il sindaco si starà forse già pentendo di essersi fidato di chi gli ha promesso quel famoso patto, l’opposizione parla, e anche lei minaccia e lancia ultimatum (pare sia diventata la moda del momento). Catello Maresca è pronto a fare un passo indietro: «Siamo pronti a dimetterci tutti se non arriveranno i fondi. O Manfredi è in grado di farsi valere e tutelare i napoletani, altrimenti non è il sindaco giusto per Napoli». Intanto, i napoletani hanno scelto Manfredi e hanno invece affidato a Maresca il compito di guidare un’opposizione seria e rigorosa. Lanciare un ultimatum, non è certo un bel modo di inaugurare il suo nuovo abito da politico. Anche Alessandra Clemente ci ha tenuto a dire la sua: «Il re è nudo. Si scopre improvvisamente che Palazzo San Giacomo si è retto grazie ai salti mortali della giunta de Magistris».

Tante accuse, ma nessuna soluzione al problema. Vacilla il sindaco e vacilla pure l’opposizione e a pagare, al di là degli inciuci di Palazzo è come sempre la città. Ora che Letta, Conte e Speranza sono svaniti nel nulla e la santa alleanza è naufragata prima ancora di lasciare il porto, come un battello guidato dal più inesperto dei marinai, il mare che bagna Napoli è tutt’altro che calmo. Anzi, sono giorni che la città è sferzata da una pioggia battente, il cielo è plumbeo e l’orizzonte è nero. In questa tempesta, poi, c’è il comandante della nave pronto a scendere, la terra ferma per lui è vicina, Napoli invece resterà sola in mezzo a un mare di tetri ultimatum.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.