«Il civismo rilancerà Napoli, a patto che mantenga una sua autonomia. La città deve ripartire dalla cultura e puntare sul turismo. La sindacatura di de Magistris? Il mio giudizio è positivo»: ne è convinto l’avvocato Domenico Ciruzzi, componente del movimento dei Ricostituenti per Napoli che ieri ha tenuto un’assemblea pubblica sul tema della cultura al teatro Mercadante.

Avvocato, Ricostituenti per Napoli è un movimento civico: ma il civismo è in grado di incidere sulla vita pubblica a Napoli?
«Sì. Le forze e i movimenti civici possono incidere sulla vita pubblica e realmente ventilare la politica, portando nuove idee e sensibilità. A patto, però, che i movimenti civici abbiano una loro marcata soggettività giuridica e che, pur operando in sinergia con la politica, mantengano una loro spiccata autonomia. Se, invece, il civismo assume un ruolo meramente ancillare e se si risolve in un’operazione calata dall’alto e finalizzata esclusivamente a ridare una verginità a una politica spesso disastrosa, allora i movimenti civici rischiano di diventare inutili e dannosi perché non agevolano i cambiamenti necessari della società».

Sarete presenti alle comunali?
«Penso proprio di sì. Sui nomi, però, non so dirle ancora nulla».

Appoggerete uno dei candidati sindaci?
«Certo. È doveroso  partecipare attivamente alla scelta del nuovo sindaco. Per garbo istituzionale, preferisco non anticipare nomi. È ovvio, però, considerata la mia storia personale e quella di tutti i Ricostituenti, che la nostra scelta cadrà nel campo del centrosinistra, pur conoscendo personalmente e stimando il candidato di centrodestra Catello Maresca. Anzi, auspico che la sinistra – da Manfredi a Bassolino passando per D’Angelo e Clemente – si presenti compatta alle urne».

I candidati sindaci si presentano come civici, ma poi vanno a braccetto con la politica: che ne pensa?
«È ipocrita e poco dignitoso sbandierare la propria estraneità alla politica e poi cercare a tutti i costi accordi con essa. È un’operazione populista, un mero maquillage di cui non si avverte alcuna necessità. Non vi dev’essere alcuna vergogna a confrontarsi, e talvolta anche a trattare, apertamente con i partiti che, con tutti i loro limiti, costituiscono il principale baluardo della democrazia e non sono certo delle associazioni per delinquere come qualcuno ha tentato di far credere».

Qual è il profilo del vero candidato civico, ammesso che esista?
«In astratto che esiste, in concreto sono pochi i potenziali candidati civici che hanno le qualità e il consenso per aspirare realmente a ruoli importanti. Il candidato civico dev’essere una persona che si sia distinta nelle professioni, nell’associazionismo, nel volontariato, nell’imprenditoria e perciò sia un punto di riferimento. Ma non basta. Per governare le città non è sufficiente essere degli specialisti in un solo ramo, ma occorre avere una visione di insieme e un bagaglio culturale ampio e multidisciplinare, oltre che una formazione e una sensibilità politica. Il perfetto candidato civico dev’essere in grado di riunire le diverse anime delle città di Napoli, il colto e l’incolto, il ricco e il povero, il ceto borghese e il ceto popolare. E l’obbligo di cercare per primo l’incontro grava su chi ha di più. E se gli schieramenti, di destra e di sinistra, al loro stesso interno non riescono a ritrovare l’unità, diventa fallimentare ogni progetto di riunire le anime della città. Nell’emergenza pandemica, poi, i veri eroi – oltre al personale medico e infermieristico – sono stati gli abitanti poveri dei “bassi” di Napoli. Nella quasi totalità dei casi, queste persone hanno, con compostezza e dignità, rispettato le prescrizioni imposte nonostante per loro sia stato difficile passare mesi in case anguste e spesso affollate, senza nessuna rete di protezione se non quella fornita da Caritas e altre associazioni di volontariato».

Come giudica l’era de Magistris?
«Nonostante alcuni errori, anche gravi, e alcune asperità caratteriali, il mio giudizio è positivo. Negli ultimi dieci anni si è registrata un’aria nuova, Napoli è diventata più accogliente, sono stati restituiti alla città luoghi-simbolo come il lungomare. Il turismo è cresciuto anche per l’importante offerta culturale e per la sensazione di maggiore sicurezza. Ho apprezzato il tentativo, in gran parte riuscito, di dar vita a un laboratorio coinvolgendo nella vita politica della città nuove energie e recuperando il dialogo con i movimenti giovanili. Poi certo, soprattutto nell’ultimo periodo, si è registrato un certo isolamento della giunta comunale e un difficile dialogo sia con la Regione sia con la politica nazionale. Senz’altro in questa incomunicabilità e diffidenza vi è stata anche responsabilità di de Magistris, ma va evidenziato che il sindaco e la sua giunta hanno per anni avuto contro quasi tutti i partiti tradizionali, in particolare quelli di centrosinistra. In particolare, non ho apprezzato l’incomprensibile atteggiamento del Partito democratico napoletano che ha votato per il commissariamento del Comune. Devo, invece, registrare il senso di responsabilità e la lungimiranza di Stefano Caldoro e di gran parte del centrodestra che, mettendo da parte gli interessi di partito, si sono opposti al commissariamento per il bene della città. Infine, non può essere dimenticato l’effetto Covid: da marzo 2020 si sono fatti  passi indietro e la città vive momenti difficili».

Il tema dell’assemblea di ieri è stata la cultura: in che modo quest’ultima potrà aiutare Napoli?
«La cultura aiuta la vita e l’economia delle città, soprattutto di quelle che hanno una vocazione turistica e sono prive di un grande tessuto industriale. Recentemente, abbiamo organizzato una piccola ma bellissima manifestazione, Magie e incanti nei luoghi di Napoli, in cui, mettendo a frutto le risorse artistiche della nostra città, siamo riusciti a sponsorizzare luoghi straordinari anche poco conosciuti».

Oltre alla cultura, quali altre proposte avete per Napoli?
«Senz’altro bisogna migliorare il trasporto pubblico e puntare sulla risorsa mare, ma il più grande volano di sviluppo restano i nostri luoghi e il turismo. Ripartiamo da ciò che abbiamo: la meravigliosa atmosfera della città, il teatro, la musica e la bellezza».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.