«Non mi preoccupa la dialettica tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte né lo scontro tra Vincenzo De Luca e Roberto Speranza: la coalizione progressista è forte, il patto per Napoli non è a rischio e ci sono tutti i presupposti per vincere una sfida difficile come quella di risanare i divari tra le varie parti della città». Gaetano Manfredi ostenta sicurezza davanti alle fibrillazioni che scuotono il centrosinistra: una decisione legata soprattutto ai sondaggi che lo vedono in pole position per diventare sindaco di Napoli.

Professore, Grillo liquida Conte e De Luca spara a zero su Speranza: non teme per la tenuta della sua coalizione?
«No, perché certi conflitti si manifestano su piani diversi rispetto al governo della città. Noi andiamo avanti per la nostra strada».

Però Conte e Speranza sono due dei tre firmatari del patto per Napoli…
«L’accordo non è in pericolo. Conte l’ha firmato come leader del Movimento 5 Stelle».

Ruolo che difficilmente ricoprirà…
«Il M5S sostiene il patto per Napoli a prescindere da Conte. E quell’accordo sarà onorato perché su di esso c’è la convergenza delle forze politiche. Incluse quelle di centrodestra, come ha lasciato intendere la Lega a proposito di Caserta e di altri Comuni in crisi finanziaria. Perciò mi attendo risposte concrete a breve: le prime novità sono contenute negli emendamenti al decreto Sostegni bis, altre arriveranno con la legge di stabilità».

Lei parla a nome di una coalizione, quindi come un politico. Eppure ama presentarsi come civico. Non c’è una contraddizione?
«Sono un indipendente di area progressista. Certo, mi ritengo espressione della società civile, ma non c’è antitesi tra questa e le forze politiche organizzate che possono e devono procedere di pari passo. Ecco, io sono garante di questo connubio».

Voci di corridoio vogliono personaggi in passato vicini all’amministrazione attuale o addirittura di centrodestra pronti a sostenerla: non teme che nel civismo possa annidarsi il germe del trasformismo?
«Non credo che una persona debba essere bollata solo per aver fatto politica in un dato partito. Nella vita si può cambiare idea. Ciò che conta sono la qualità e la capacità di un candidato di riconoscersi in un certo progetto».

Le sue liste saranno costruite in questo modo?
«Un comitato di garanti valuterà le candidature in base alle norme di legge e al profilo di ciascun aspirante consigliere per avere liste trasparenti».

Il suo avversario Catello Maresca vuole chiedere ai candidati addirittura il certificato penale: lei farà altrettanto?
«Faremo una valutazione garantista perché il garantismo è e deve rimanere uno dei valori alla base della convivenza civile. Non avremo uno  spirito inquisitorio».

Qualcuno la etichetta come socialista, visto che ha detto di ispirarsi a Jacques Delors. Il suo modello napoletano chi è?
«Maurizio Valenzi, sindaco che ha attraversato una fase difficile dimostrando la capacità di unire le forze politiche al di là delle ideologie. Per il resto mi sento un riformista, il che vuol dire affrontare il cambiamento con coraggio e coniugare sviluppo ed equità sociale in modo da risanare i divari. Ed è questa la principale sfida che attende il sindaco di Napoli».

Come intende ridurre le sperequazioni tra i quartieri?
«Attraverso uno sviluppo policentrico. Bisogna portare infrastrutture e servizi in tutti i quartieri, così da stimolarne la crescita e garantirne la vivibilità. In questo modo non assisteremo più al degrado dei quartieri-ufficio o dei quartieri-dormitorio e avvicineremo le periferie al centro».

Concretamente come farà?
«Individuando la vocazione di ciascuna zona. Pensiamo all’area occidentale di Napoli: qui bisogna puntare su formazione, creatività e sport. Perciò penso a un grande polo congressuale nella Mostra d’Oltremare e al rilancio delle infrastrutture per sport e spettacoli tra Fuorigrotta e Pianura. E poi c’è Bagnoli, dove troveranno posto il parco dello sport, strutture ricettive e un polo per la ricerca e l’innovazione».

Eppure sono stati proprio i ministri del primo governo Conte e poi del Conte bis, di cui anche lei ha fatto parte, a firmare un accordo per la realizzazione di un carcere femminile a Bagnoli…
«Una struttura simile è incompatibile con la vocazione di quell’area che – ripeto – si basa su sport, turismo, ricerca e innovazione».

E per zone come Scampia e Napoli Est cosa prevede?
«A Scampia troverà posto il polo della medicina, mentre nella zona orientale si può puntare sulla Apple Academy di San Giovanni a Teduccio e sul recupero dell’ex Manifattura Tabacchi per sviluppare attività incentrate su innovazione, formazione, ricerca e industria. Insomma, il divario tra i qiartieri della città si riduce lavorando sugli spazi vuoti, migliorando il decoro urbano e i trasporti sull’intero territorio e sviluppando politiche per la famiglia che assicurino più case, asili nido e servizi soprattutto per i giovani».

Il Covid ha travolto il modello economico basato sull’ospitalità diffusa: lei come pensa di far crescere la Napoli del futuro?
«La città non può vivere di solo turismo. Quest’ultimo va qualificato, nel senso che bisogna attirare un turismo di pregio, e poi combinato con l’industria che risponda ai moderni canoni di innovazione, digitalizzazione, creatività e sostenibilità. E in questo contesto i privati devono avere un ruolo strategico: il loro apporto può essere determinante soprattutto nelle aree di trasformazione urbana, dove un patto pubblico-privato può portare alla realizzazione di edilizia residenziale a beneficio dei giovani».

L’apertura ai privati la allontanano da Luigi de Magistris: in che cosa ha fallito il sindaco in carica?
«Il conflitto perenne: la cooperazione istituzionale è la base del governo di una città. E poi la scarsa attenzione all’aspetto amministrativo: le risorse del progetto Unesco e del contratto di sviluppo sono arrivate, ma sono ferme. Così non va, bisogna invertire la rotta».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.