Israele, il laboratorio a cielo aperto come l’ha chiamato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale Policlinico San Martino di Genova, sarà il primo Paese al mondo ad offrire ai suoi cittadini la quarta dose di vaccino anti Covid nel tentativo di proteggerli dalla variante Omicron. Ad annunciarlo il primo ministro israeliano Naftali Bennett che ha approvato, come riporta la tv Canale 12, il consiglio giunto dal team di esperti nella lotta alla pandemia. Le casse mutue sono state già avvisate della necessità di inoculare la dose agli over 60, alle persone immunodepresse e agli operatori sanitari.

Secondo il ministro Nitzan Horowitz sono ancora in corso consultazioni in merito con esperti in Gran Bretagna e negli Usa. La somministrazione sarà possibile a partire dalla prossima settimana anche senza appuntamento.

Il primo ministro, intervenuto mercoledì pomeriggio ai microfoni della radio pubblica Kan dice di sperare che la variante Omicron sia “meno violenta” rispetto ad altri ceppi di coronavirus, sottolineando che coloro che sono più vulnerabili vanno protetti il più possibile. L’obiettivo del secondo richiamo è dunque proteggere la popolazione più fragile e di conseguenza evitare troppa pressione sugli ospedali.

La decisione è stata presa dopo aver accolto la raccomandazione del Comitato tecnico scientifico che suggerisce di offrire la quarta dose almeno quattro mesi dopo la terza. “I cittadini di Israele sono stati i primi al mondo a ricevere la terza dose e continuiamo ad essere pionieri anche con la quarta” ha detto il premier esprimendo la convinzione che questo “ci aiuterà ad attraversare l’ondata di Omicron che sta investendo il mondo”.

Un anno fa Israele è stato uno tra i primi Paesi al mondo ad avviare una campagna di vaccinazione di massa a livello mondiale grazie a un accordo con i produttori di farmaci Pfizer/BioNTech: il Paese ha ricevuto forniture anticipate dei vaccini in cambio della condivisione di dati sanitari sull’impatto della campagna vaccinale. Tuttavia solo il 63% dei 9,3 milioni di abitanti ha ricevuto due dosi di vaccino perché ci sono sacche di esitanti tra le comunità arabe e ultra ortodosse.

La decisione di iniziare con la seconda dose di richiamo arriva mentre Israele si prepara a una quinta ondata di infezione causata dalla variante Omicron in rapida diffusione. Secondo il ministero della salute, ci sono almeno 340 casi noti di Omicron in Israele, che rappresentano il 10-15% di tutte le infezioni da coronavirus, e le autorità prevedono che Omicron supererà Delta per diventare il ceppo dominante entro due settimane.

La quarta dose di vaccino anti-Covid varata in Israele per over 60 e operatori sanitari “è preoccupante”. ha detto Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. Per l’esperto il fatto che in questo Paese, dove hanno cominciato prima con i booster, diano il via a un nuovo giro di immunizzazioni “non è un segnale buono” per quanto riguarda la speranza di avere con la terza dose uno scudo solido e duraturo contro il contagio.

Redazione