L’applauso con cui ieri alla Camera i parlamentari del Movimento cinque stelle hanno sottolineato la bocciatura (con un dignitosissimo 121 di voti positivi su 388 votanti) dell’emendamento del deputato Riccardo Magi, insieme all’entusiasmo per l’approvazione dell’ergastolo ostativo, ha in sé qualcosa di osceno. Fa venir voglia di scappare lontano. Prima di tutto da un Parlamento che di giovedi mattina non riesce neanche ad avere i due terzi di presenze in aula. A votare ci sono solo 390 deputati su 630. Dove sono tutti gli altri? Si discute di giustizia, cioè di quel tema che caratterizza lo stato di civiltà di un popolo, di una comunità. E in particolare di quel tema sensibile che riguarda il momento dell’esecuzione della pena per coloro che sono stati condannati. Cioè le modalità di applicazione del dettato costituzionale e di quell’articolo 27 che impone come principio base quello del recupero e del reinserimento nella società.

Ma succede che il popolo italiano, quando quattro anni fa è andato alle urne, ha deciso di mandare in Parlamento quelli che lo volevano aprire come una scatola di tonno. Irriguardosi, ma anche golosi, si scoprirà poi, purché il cibo fosse solo per loro. Per gli altri, solo scarponi chiodati per poterli schiacciare. Quindi torniamo a quell’applauso dei seguaci di Grillo alla Camera dei Deputati. All’interno di una discussione obbligata dalla Corte Costituzionale sulle leggi ostative, quelle che impediscono a una serie di categorie di condannati di fruire dei benefici previsti dall’ordinamento penitenziario, il deputato di Più Europa Riccardo Magi aveva presentato un emendamento che avrebbe dovuto rimediare a una stortura, oltre a tutto incostituzionale, della legge grillina elegantemente detta “spazzacorrotti”. Quella che aveva brutalmente equiparato i condannati per reati contro il patrimonio come la corruzione a quelli che avevano commesso omicidi e stragi di mafia. Inutile specificare sul piano tecnico-giuridico. Il succo è tutto qui: sei stato ritenuto responsabile di un reato contro la pubblica amministrazione? Per noi sei come Riina e Provenzano. Per te la galera deve essere solo un profondo buco nero: niente permessi premio o lavoro esterno al carcere, anche quando hai scontato una parte della pena. Morte sociale.

Ma c’è di più. Perché il politico o l’amministratore condannati per questo tipo di reato hanno già nel frattempo subìto la pena più bruciante, che è quella della gogna, quel discredito costruito dalla violenza di certi organi di comunicazione e dalla sub-cultura tipica degli ambienti grillini, che negli anni novanta portò a così tanti suicidi, spesso di persone innocenti. E pensare che non si era ancora arrivati a mescolare le carte di un sistema che la legislazione antimafia ha costruito a doppio binario (come si fosse in perpetua emergenza), fino a mettere i pubblici amministratori su quello morto dei reati ostativi. Negli anni 2018-2019 del governo Di Maio-Salvini, il Conte uno in cui il presidente del consiglio non contava niente, la legge “spazzacorrotti”, un vero groviglio di vendetta sociale contrario alla civiltà giuridica, fu barattata dalla Lega in cambio di quella sul diritto all’autodifesa personale nei casi di rapina. In diversi leghisti poi dissero che si erano pentiti. Tanto che in seguito presentarono con i radicali il referendum per abolire la legge Severino.

Ma ci fu in quei giorni una forte opposizione, nel nome dello Stato di diritto, sia da parte di Forza Italia (che presentò anche una pregiudiziale di incostituzionalità) che del Pd. che definì la norma grillina “spazzadiritto”. È stato penoso ieri a Montecitorio vedere che il massimo possibile per il partito di Berlusconi è stata la proposta del capogruppo in commissione giustizia Pierantonio Zanettin di lasciare libertà di coscienza ai deputati del gruppo (l’alternativa sarebbe stata il voto contrario). E sentire Carmelo Musumeci del Pd annaspare, per giustificare con la ragion di stato il voto contrario del suo partito all’emendamento Magi. Il paradosso è che Enrico Costa, già firmatario, e in seguito anche Giusi Bartolozzi e Felice Maurizio D’Ettore che hanno dichiarato il proprio voto positivo, provengono da Forza Italia. Un bel risultato, dover affidare a chi è andato altrove la difesa di un principio di civiltà che in altri tempi sarebbe stato sacro. Certo, il voto segreto, chiesto dai soliti furbini di Fratelli d’Italia nella speranza di spaccare la maggioranza, ha salvato un po’ di capre e di cavoli, consentendo ai più timorosi di salvarsi la coscienza.

Centoventuno non sono pochi, e riscaldano il cuore. Ma non si può dar torto a Enrico Costa, uno dei deputati più attivi nelle battaglie sulla giustizia, quando ha accusato il Pd di aver fatto acrobazie per giustificare un voto che non fa onore alle scelte precedenti. E ha perfettamente ragione Riccardo Magi, che si è battuto come solo un radicale sa fare per portare un barlume di civiltà giuridica nel Parlamento più sordo e triste di sempre. “La Camera ha perso una grande occasione”, ha detto, e ha ringraziato il gruppo di Italia Viva, che ha votato compatto l’emendamento soppressivo della vergogna, e che sulla giustizia ricorda un po’ quel che era la Forza Italia dei bei tempi andati.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.