L’ultima metamorfosi di Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri pentastellato che nel 2019 si era schierato al fianco dei Gilet gialli e che aveva attaccato Emmanuel Macron accusandolo di aver lavorato “più per le lobby che per i cittadini”.

Ora dice che se potesse votare alle elezioni presidenziali francesi, sceglierebbe proprio il presidente uscente. “Non voglio interferire, ma ci mancherebbe altro”, ha risposto il titolare della Farnesina a una domanda in merito, ricordando il contributo di Parigi “all’importante risultato” del piano Next generation Eu, “voterei per lui”.

Toccato anche il Trattato del Quirinale firmato questa settimana a Roma, che Di Maio ha definito “una grande opportunità per Italia e Francia, ma anche per l’Europa”, in particolare per il dossier della gestione dei flussi migratori. L’Italia, ha ricordato il ministro, è il primo Paese per movimenti primari degli immigrati, la Francia per movimenti secondari.

“Lavoreremo insieme su questo tema, così come su quello del Patto di stabilità e crescita”, ha aggiunto il ministro evidenziando in particolare la clausola del Trattato che prevede ogni tre mesi la partecipazione di un ministro italiano al Consiglio dei ministri francesi e viceversa.

Stuzzicato sulle posizioni assunte in precedenza, come quella che portò alla visita ai gilet gialli, aggiunge: “Anche nel libro che ho scritto ci sono le ammissioni dei miei errori, e non ho nessun problema a mettere nero su bianco i miei errori del passato”. Resta da vedere se questa capriola piacerà all’elettorato del Movimento 5 stelle.

“Il M5S se avrà la forza di uno scatto di reni sicuramente avrà anche l’opportunità di raggiungere e mirare a un 20 per cento, che è oggi la soglia dove c’è la prima forza politica. E credo che il M5S possa essere la prima forza politica dell’alleanza in questa coalizione progressista. Però ha bisogno in questo momento di capire che può interpretare la spinta ecologista presente nell’opinione pubblica”.

Riccardo Annibali