Precisazione imbarazzata da Bruxelles dopo l’uscita assai infelice della presidente della commissione Ue l’altro giorno a Princeton negli Stati uniti. «Vedremo il risultato del voto in Italia, ci sono state anche le elezioni in Svezia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria»: così s’era espressa la presidente rispondendo a una domanda dei giornalisti. «È interessante – aveva detto – vedere la dinamica dei lavori del Consiglio Europeo, non c’è solo un Paese che arriva e dice “voglio, voglio, voglio”. All’improvviso sei nel Consiglio e realizzi che il tuo futuro, e il tuo benessere, dipendono anche dagli altri 26 Stati membri». La prima frase è un regalo coi fiocchi a Matteo Salvini a tre giorni dal voto. Lui infatti risponde subito: «Che cos’è? Un ricatto, una minaccia, bullismo istituzionale? O chiede scusa o si dimette, a tre giorni dal voto è istituzionalmente scorretto minacciare gli italiani».

Gli europarlamentari leghisti a Strasburgo dicono che faranno un’interrogazione sul caso. Enrico Letta prova a metterci una pezza: «Von der Leyen, comunque, è esponente del partito europeo di Berlusconi e Tajani. Non montiamo un caso su una cosa che si sgonfierà». Interviene anche Matteo Renzi: «A von der Leyen con grande rispetto dico che non ci aspettiamo giudizi sul nostro libero gioco democratico». Arriva la puntualizzazione del portavoce della presidente von der Leyen da Bruxelles: «Nel suo intervento all’Università di Princeton ha semplicemente affermato esplicitamente che la Commissione lavorerà insieme a qualsiasi governo che vorrà lavorare con la Commissione» ha detto a un incontro con la stampa. «La presidente è intervenuta semplicemente sulle procedure in corso sullo stato di diritto contro Polonia e Ungheria». Retromarcia inevitabile: l’imbarazzo è evidente.

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