E sì che lui stesso, dando prova di possedere una certa dose di autoironia, aveva ammesso, già diversi anni fa, “I’m a gaffe machine”, sono una macchina che macina caffè. Solo che stavolta, Joe Biden, presidente degli Stati Uniti d’America, la gaffe l’ha fatta proprio grossa. Troppo. “For God’s sake, this man cannot remain in power”, sono queste le parole pronunciate dall’inquilino della Casa Bianca, a conclusione del discorso tenuto sabato durante la sua visita a Varsavia. Nove parole che in italiano possono essere tradotte con “Per l’amor di Dio, quest’uomo non può restare al potere”. Nove parole che hanno scatenato un putiferio. Non a Mosca, questo è scontato, ma nelle cancellerie europee e anche in America.

A rincarare la dose, micidiale, di gaffe, c’è poi l’aver chiamato “macellaio” l’uomo del Cremlino. Cosa che ha provocato reazioni nel cuore dell’Europa. Emmanuel Macron, uno dei pochi leader occidentali che continua a tenere aperti i canali di comunicazione con Putin, ha detto che “non utilizzerebbe” la definizione di “macellaio” nei confronti dell’uomo di Mosca. Il presidente della Francia ha aggiunto che non bisogna alimentare “una escalation né di parole né di azioni” sulla guerra in Ucraina. Una vera e propria presa di distanza da parte dell’inquilino dell’Eliseo dalle posizioni di Biden. La “grandeur” francese contro la gaffeur del presidente Usa. Dice a Il Riformista l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai), già Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea a Bruxelles: “Quella di Biden è stata una dichiarazione spontanea, non faceva parte del discorso preparato dal suo staff, che ha colto di sorpresa anche i suoi collaboratori. Lo stesso Blinken ha dovuto correre ai ripari, correggere il tiro. Biden ha detto quello che un po’ tutti si augurano ma che non si può dire apertamente. Lo si può pensare ma non lo si può dire, perché tra l’altro, comunque sia, per come sono messe al momento le cose, bisogna trattare con Putin, c’è poco da fare. Ci piacerebbe a tutti non dover trattare con lui, ma la realtà è un altra. Quello di Biden è stata un’uscita che può essere interpretata, da un lato, come una gaffe, e dall’altra come un desiderio che non si può realizzare a breve termine. La mia sensazione è che con Putin purtroppo bisogna ancora trattare. È lui il control della situazione al Cremlino e non credo che nel breve-medio termine ci siano alternative praticabili. Magari tra qualche mese se ne potrà riparlare”.

Quanto alla dura presa di posizione assunta da Macron dopo l’uscita polacca di Biden, il presidente dello Iai dà questa chiave di lettura: “Le elezioni presidenziali di aprile spiegano fino a un certo punto, la bacchettata inferta dal presidente francese al suo omologo americano. Il punto centrale, a mio avviso, è che Macron è il leader europeo che più ha investito nell’interlocuzione con Putin. Si è sentito spiazzato da questa dichiarazione di Biden e ha voluto anche lui correggere immediatamente il tiro. Fin dall’inizio della crisi, Macron ha tentato tutte le strade possibili per dialogare con Putin. Si è sentito chiaramente spiazzato da questa dichiarazione che ha dato l’impressione di uno scollamento tra alleati occidentali”. Tant’è che anche in Germania l’imbarazzo è stato grande, sia pur verbalmente più contenuto rispetto all’esternazione di Macron. La caduta di Putin “non è l’obiettivo della Nato e neppure del presidente americano”, si è affrettato a puntualizzare il cancelliere tedesco Scholz. E Sleepy Joe è riuscito nell’impresa di far rabbuiare anche i suoi fedelissimi a Londra. Al Financial Times, un funzionario del governo britannico ha chiarito che il Regno Unito non ha intenzione di promuovere un cambio di regime in Russia e che è aperto a una soluzione diplomatica al conflitto, concetti ribaditi nelle ore successive anche dalla ministra degli Esteri britannica Liz Truss. In Italia, cambiano i toni, ma non la sostanza critica.

Il segretario del Pd Enrico Letta ha espresso su Twitter le sue perplessità: “Il discorso di Biden a Varsavia era forse quel che ci si aspettava lì in Polonia, ma fuori di lì ha aperto dubbi e interrogativi che è bene siano rapidamente chiariti”. Matteo Renzi si è congratulato con Macron: “Bravo Emmanuel Macron”, ha scritto su Twitter il leader di Italia Viva. Carlo Calenda, leader di Azione, ci va giù pesante definendo il presidente Usa “pericoloso”. E aggiunge: “Mi pare che anche i più filo atlantici (come me) debbano ammettere che il modo in cui Biden parla della Russia è pericoloso e irresponsabile. Passa da una gaffe all’altra senza soluzione di continuità da prima dell’inizio del conflitto in Ucraina”. Anche in patria le parole incendiarie pronunciate da Biden a Varsavia non sono passate inosservate. Tuona Jim Risch, capogruppo dei repubblicani alla commissione Esteri del Senato: “C’è stata un’orrenda gaffe alla fine del discorso, avrei voluto che avesse seguito il testo. Chiunque abbia scritto il discorso aveva fatto un buon lavoro, ma Dio mio dovevano fargli seguire il testo. Credo che molte persone che non si occupano di politica estera non capiscono come queste nove parole che ha pronunciato possano provocare l’esplosione che hanno provocato – ha aggiunto il repubblicano intervistato dalla Cnn – ma ogni volta che si dice, o solo si suggerisce, che c’è una politica di cambio di regime, questo provoca un enorme problema. Per favore, signor presidente segua il copione”.

Critiche arrivano anche da Richard N. Haass, un veterano della diplomazia americana: attualmente è presidente del Council on Foreign Relations, ed è stato responsabile per la pianificazione della politica del Dipartimento di Stato e coordinatore per l’Afghanistan. Citato dalla Bbc e dal The Guardian, Hass sostiene che “non sarà semplice rimediare al danno provocato, ma suggerisco ai collaboratori del presidente di mettersi in contatto con le controparti e chiarire che gli Usa sono pronti a relazionarsi con il governo russo in carica”. Secondo il diplomatico Biden comunque “ha reso una situazione difficile più difficile e una situazione pericolosa più pericolosa”. Alla faccia della gaffe. Qui siamo a un disastro diplomatico “made in Usa”.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.